Intervista a M.A. Pinna su destrutturalismo e altro…

PIETRA SOSPESAIntervista a M.A. Pinna, curatrice del sito-blog omonimo, portavoce del Gruppo Destrutturalista attivo a Roma Capitale

D- Un nuovo sito blog lanciato nell’oceano del web, culturale puro.. come è nato?

Il blog nasce dall’esigenza di comunicare secondo chiavi non referenziali, non autoreferenziali, segnalando eventi, storture e soprattutto nuovi ritmi letterari sicuramente lontani, sia nella poesia che nella narrativa, da certa produzione sentimentale ma sostanzialmente vuota di senso, che affolla gli scaffali delle librerie. Alcuni degli articoli presenti nel blog sono stati “rifiutati” da altre piattaforme, perché ritenuti “scomodi” oppure contrari alle idee incrostate e fuligginose di certi intellettuali di matrice cattolica.

Il dubbio è il perno su cui ruotano gli articoli e gli interventi del nostro blog. Ovviamente l’esercizio del dubbio, specie se applicato a concetti sedimentati nel tempo, e accettati senza riflessione, secondo la logica dell’è così e basta, può risultare indigesto. Non facciamo propaganda politica, tanto più che le collaborazioni sono piuttosto eterogenee da questo punto di vista. L’apoliticità dello spazio, la convinzione che ci si possa interrogare su tutto, anche su miti preconfezionati che la politica ha spesso sfruttato, la necessaria e indipendente capacità di pensare e di farlo senza seguire sentieri già tracciati, questo è in sintesi lo spirito del blog. C’è poi un’allergia di fondo al banale, ad un tipo di scrittura fatta per non ragionare, nell’ottica del popolo pecora.

D- Destrutturalisti? Di matrice psicanalitica e certo immaginario alto… uno schiaffo freddo… alla parola e al senso comuni?

L’uso della parola Destrutturalismo, è ispirata al bambino curioso, che fin dall’infanzia non si accontenta di guardare il giocattolo ma vuole aprirlo, smontarlo, vedere cosa c’è sotto, osservare gli ingranaggi sotto la lucida vernice. Un’operazione non semplice, perché non si tratta di demolire l’oggetto ma di capirne il funzionamento e le motivazioni che spingono certe ruote a girare in una certa, direzione piuttosto che in un’altra. Occorre non essere imprecisi, non banalizzare, non dare niente per scontato, smontare ogni pezzo con serietà scientifica, provandone la funzione, prima di sentenziare, perché l’intuizione non basta. Occorrono prove. Naturalmente la demolizione completa del giocattolo non deve risolversi in un naufragio dell’idea ma nella sua ricomposizione stessa, secondo criteri di libertà ed onestà intellettuale, in modo che il giocattolo ne risulti migliorato. Niente moralismi, niente piaggerie, niente recensioni di “amici” soltanto perché sono “amici”. Il comune buon senso che suggerisce di creare una rete di relazioni e di finte recensioni per arrivare alla pubblicazione con un editore X amico a sua volta del recensito, verrà costantemente ignorato. Il sottotitolo del blog contiene la parola “oltrerealtà”. Non è stata inserita a caso. Penso che lo scopo sia quello di raccontare la verità attraverso l’immaginazione dell’arte che trascendendo il reale, paradossalmente lo descrive, come se lo vedesse dall’alto.

D- Anche da certa poetica sperimentale certo vostro “dna”?

Oggi nessuno o quasi ha voglia di sperimentare. La sperimentazione letteraria è sempre un rischio, perché “il nuovo” è percepito da molti editor come “stranezza”. Luigi Bernardi, ad esempio, che tempo fa, ha letto un mio lavoro, “Fiori ciechi”, poi pubblicato con Annulli editori, mi ha risposto che sicuramente era scritto bene, ma che sinceramente “non aveva capito niente”. Poi ci sono le assurdità. Faust edizioni ha pubblicato una specie di polpettone stile Harmony a firma Annalisa Conti, racconti scritti coi piedi per gente che ragiona coi piedi. Sembra che i raccontini abbiano superato Lili Gruber nella classifica delle vendite nella “sezione saggistica”. Eppure si tratta di racconti dallo stile stentato e farraginoso, che niente hanno a che fare con la “saggistica”. La confusione è tanta. L’avidità di vendere non permette di distinguere il vero dal falso. Lo stesso Faust edizioni mi ha offerto la pubblicazione di un e-book, che ho rifiutato, perché “di fare cartaceo non se la sente, in quanto la gente deve capire subito quello che scrivi, cose semplici, immediate, non deve pensare troppo, rompersi la testa a riflettere”. Ecco la parola d’ordine della cattiva letteratura o del raccontino rosa spacciato per “saggio”: “non pensare”, un imperativo categorico che soltanto in pochi ignorano. Questo accade perché cinema e letteratura in Italia, sono legati a schemi mentali primitivi stile compartimento stagno. Film impegnato, dunque iper-realistico, quasi documentaristico, oppure commedia, stile leggero, sentimentale, al limite del demenziale stile “Amiche da morire”. Femminismo spiccio che contraddice se stesso, intriso di luoghi comuni tipicamente maschili. Se si immerge la commedia rosa confetto che più rosa non si può in un teatro di guerra, la si definisce pomposamente “film storico” o commedia “impegnata”. L’unico impegno in realtà è quello dello spettatore per cercare di non dormire durante la lettura del libro o la proiezione del film. Si tratta per lo più di operazioni commerciali che acchiappano una fetta di pubblico a cui non piace la profondità. Ci sono ovviamente le eccezioni. Ad esempio l’ultimo film di Tornatore, “La migliore offerta”, è una pellicola splendida, molto coinvolgente. E ci sono poeti contemporanei che pubblicano con piccoli editori free da non sottovalutare. Segnalo la collana “Poesia oggi”, di Marco Saya Editore con cui ho pubblicato anche una mia raccolta, “Lo strazio”, un genere di poesia non convenzionale, lontana dagli schemi idilliaci in cui i ritmi poetici sono spesso imbrigliati.

D- Dal postmoderno al Netmoderno? Schematizzando: oltre la società liquida per una marea almeno argentata come la Luna?…

La luna come matrice di mistero e Madre cosmica che segna il passaggio dalla vita alla morte, potrebbe essere un simbolo indicato per un blog che si colloca in opposizione al “comune buon senso” cristallizzato della tradizione. Più che di postmoderno e netmoderno parlerei più semplicemente dell’esercizio razionale del dubbio in avanscoperta, nell’assoluta ed incondizionata indipendenza di giudizio, senza essere accecati dalla prepotenza del sole o dalla cecità delle tenebre. Molti articoli poi viaggiano nell’inconscio, nell’interiorità, come “La strada scabra” di Mario Lozzi, che stiamo pubblicando a puntate, alla ricerca di cosmogonie ed archetipi che spiegano e giustificano in parte certe tradizioni attuali puramente riciclate e spesso spacciate per originali da una religione ultramisogina, dalla storia ufficiale e da tanti finti miti consolidati e difficili da superare.

http://www.eccolanotiziaquotidiana.it/roma-2-0-destrutturalismo-e-altro-intervista/

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