Intervista a Giuseppe Catozzella, editor Feltrinelli

catozzellamercoledì 20 febbraio 2013

Intervista a Giuseppe Catozzella, editor Feltrinelli
Giuseppe Catozzella, scrittore, giornalista, editor che attualmente lavora per Giangiacomo Feltrinelli Editore, ha accettato di rispondere alle mie domande.

In cosa consiste esattamente il lavoro di editor?
Il lavoro dell’editor consiste nella selezione di opere letterarie che vanno a costituire la programmazione editoriale (nel mio caso per la narrativa) di una casa editrice. E poi consiste nel cercare di far arrivare ai lettori queste stesse opere, che l’editor per primo ha amato, nel miglior modo possibile, nel curare tutto l’aspetto di quello che viene chiamato publishing nel migliore dei modi.

Qual è l’elemento che rende “pubblicabile” un testo? Quanto conta il business e quanto il merito?

Non ci sono elementi oggettivi in questo settore, non è scienza, ma letteratura (o abbassando i toni: narrativa). Diciamo che di base ci deve essere un consapevole utilizzo della lingua in cui si scrive. Un utilizzo creativo. Ovvero non soltanto impeccabile (e anche le “sgrammaticature volontarie” beninteso rientrano in questa categoria) ma consapevole. Non ho ben capito la seconda parte della domanda. Il “business” conta al cento percento perché le case editrici sono imprese che devono sopravvivere, quindi non devono perdere denaro per troppi anni di fila altrimenti sono costrette a chiudere. La scommessa naturalmente è quella di cercare di guadagnare pubblicando buoni libri. Il merito, poi, è tutto. Per la mia esperienza non ho mai scelto un libro che non fosse per me non soltanto buono, ma ottimo.

Si dice che per essere anche soltanto “letti” dai grandi gruppi editoriali occorra come minimo la presentazione di uno scrittore affermato, garanzia di una sorta di preselezione. È vero?

Per niente. Per essere letti basta inviare un dattiloscritto. Meglio se accompagnato da una buona lettera in cui si presenta l’opera. Quello che un editore cerca massimamente è un ottimo romanzo di un autore esordiente, sconosciuto. Per varie ragioni. Perché magari lì dentro c’è una lingua nuova, o un nuovo modo di raccontare. E anche perché costa meno. È molto più economico acquistare i diritti dell’opera di un autore ancora inedito che quelli di un cosiddetto big della narrativa. Quindi c’è tutto l’interesse a leggere quello che arriva. La realtà è che il novanta percento delle proposte non sono all’altezza di una pubblicazione, si fermano prima di un adeguato livello di consapevolezza dell’utilizzo della lingua e delle storie da raccontare. Si potrebbe anche dire, semplificando, che la stragrande maggioranza delle opere che arrivano sono “ingenue”, ovvero ancora al primo stadio del percorso che porta alla creazione letteraria: quello dell’appagamento per il segno scritto. Questo però è soltanto il primo gradino.

Credi che la sperimentalità sia accolta positivamente oggi dai grandi gruppi editoriali?

Credo che in questo momento storico sia molto difficile poter scommettere e lanciare un’opera “sperimentale”. Ma Feltrinelli credo sia uno dei pochissimi grandi editori che si permette sempre di fare cose in controtendenza, e quindi ancora di poter scommettere su opere anche “difficili”.

Cosa pensi dell’editoria a pagamento?

Penso che sia tutt’altro dall’editoria propriamente detta. Uno paga per avere il suo libro. Come quando fai rilegare la tesi. L’editoria è un’altra cosa, è un’impresa economica che cerca di promuovere opere culturali e cerca di trovare il modo di trarre da questo anche un profitto, per mantenersi in vita, sostanzialmente. L’industria culturale non è certamente il migliore business in cui poter investire, i profitti sono molto bassi, il pareggio è già un ottimo risultato in molti casi. Quello che si cerca di fare, sostanzialmente, è promuovere buone opere, mettere in circolo buoni stimoli, buon “cibo per la mente”.

Ultimamente va molto di moda il book-on demand. La casa editrice dove lavori ha adottato un sistema chiamato “Il mio libro”, un self-publishing in cui è possibile avere un preventivo per stampare il proprio libro. Che differenza c’è tra editoria a pagamento e book-on demand? Non credi che il confine tra le due forme di pubblicazione sia labile?

Feltrinelli non ha adottato un sistema chiamato ilmiolibro.it. Esiste questa attività, promossa principalmente dal gruppo Espresso-Repubblica, e Feltrinelli pubblica ogni anno quello che, da una vastissima giuria di lettori e infine da una giuria interna alla casa editrice, viene ritenuta l’opera migliore. È di nuovo un altro modo per fare scouting, per cercare nuovi stimoli, opere buone. Sì, credo che tra editoria a pagamento e book-on-demand come lo chiami ci siano moltissime affinità. La sostanza è la stessa: pago per vedere il mio romanzo rilegato. Questa non è editoria, ripeto. È l’appagamento di un superficialissimo desiderio. Superficialissimo perché poi credo che di solito, per lo meno, quei volumi rilegati finiscono per rimanere negli scatoloni, in quanto manca completamente tutta la parte di promozione e distribuzione dell’opera, parte fondamentale del lavoro di un editore.

Nel book-on demand non c’è selezione alcuna da parte dell’editor, è un fai da te riservato ad aspiranti abbienti scrittori. Non trovi che sia un sistema in fondo discriminatorio, calcolando che forse non tutti hanno soldi da investire?

Non ci vedo niente di discriminatorio (a parte i soldi che servono per ottenere le copie stampate). È il sistema per cui se paghi per un servizio lo ottieni. Chi vuole e può paga per farsi stampare e rilegare il proprio romanzo. Se uno è contento così, e se lo può permettere, può andare avanti fino a che campa con questo metodo, e regalare ogni volta il suo libro a parenti e amici, o costringerli ad acquistarlo. Ma ripeto: l’editoria però è un’altra cosa. E credo che un aspirante autore o uno convinto di poterlo essere debba provare ad arrivare all’editoria. E ti assicuro che se vuole davvero e ha talento l’editoria ha tutto il vantaggio a pubblicarlo e a farlo crescere.

Passiamo all’e-book. Credi che sia l’editoria del futuro o preferisci il cartaceo?

Non credo che sia l’editoria del futuro. Credo che crescerà molto o moltissimo la lettura di libri su dispositivi digitali, ma credo che il libro di carta sia insostituibile per fortuna. È un’altra esperienza, e credo che nella lettura di un romanzo che ci accompagna per ore e ore, per giorni e giorni l’esperienza diciamo sensoriale (la carta, la copertina, le pagine, l’odore di carta e inchiostro, il fruscio delle pagine) entri a far parte del piacere stesso per la storia. Insomma, la lettura non muore perché è un’esperienza di vita, un po’ come le pratiche di meditazione orientale. Dalla lettura di un bel romanzo si esce trasformati. Un romanzo può entrarti dentro per giorni e giorni e poi ti trasforma. È diverso dal file di un film o di un cd che puoi crakkare mantenendo l’esperienza molto simile.

Il tuo ultimo romanzo, è una sorta di inchiesta che scoperchia realtà omertose e criminali proprie del nostro Paese. Pensi che il compito di uno scrittore sia anche quello di denunciare le storture della società contemporanea?

Io credo che il compito di uno scrittore sia innanzitutto essere onesto con se stesso e con le proprie urgenze. Penso che il compito della letteratura sia raccontare il mondo, ovvero ricrearlo in una forma bella, compiuta, addomesticata e quindi fruibile. Masticare il mondo, ingoiarlo con dolore e gioia insieme per poi cercare di restituirlo sotto forma di energia sublimata, pronta a essere utilizzata da altri, a entrare in circolo. Con Alveare sentivo l’urgenza di raccontare un mondo in cui mi sono trovato a nascere e crescere, un mondo colmo di mafia in un posto in cui nessuno voleva che ci fosse e nessuno per questo voleva parlarne. Però era lì. È lì. Quello che ho fatto è stato raccontarlo. È la stessa cosa, lo stesso processo creativo, che sottostà al mio nuovo romanzo, che uscirà in autunno. Una storia diversa, ma dotata della stessa potenza, della stessa forza dirompente. Una storia più poetica e dolorosa allo stesso tempo. Questa sarà una storia di grandissima speranza e libertà.

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