“Fiori ciechi”, recensione di Maria Capone (Adrena) su Espressione Libri

fiori ciechi in scatola Recensione – Fiori ciechi di Maria Antonietta Pinna
Sono due i racconti fantastici narrati da Maria Antonietta Pinna nel suo romanzo d’esordio “Fiori ciechi”. L’immagine che l’autrice regala la lettore nel primo incipit è quella di un nonno che racconta una storia al suo nipotino, ed è forse per questo motivo che ci si predispone alla lettura pensando di entrare in un mondo di fiaba. In effetti, non siamo molto lontani da quest’idea. Immaginate per un attimo di alzarvi una mattina, di affacciarvi alla finestra della vostra casa e di non trovare più niente. Il paesaggio che si stende davanti ai vostri occhi è quello di un paesaggio muto e silente; il genere umano è stato inghiottito da Madre Terra, una voragine enorme si è aperta e poi richiusa in pochi istanti lasciando spazio a un fantastico villaggio di fiori – anche il nonno che racconta la storia lo è.
“Florandia è un vero e proprio stato con le sue leggi, il parlamento, i giudici, forze dell’ordine, soldati e marinai, commercianti, preti….”
Niente di dissimile dal nostro mondo se non fosse per gli abitanti. I fiori ciechi vogliono rappresentare la cecità dell’essere umano, il suo pensiero, l’uomo stesso e la quotidianità delle sue azioni e tra queste le peggiori : la guerra, il tradimento, l’accaparramento dei beni, la politica.
Teodoro, l’unico protagonista in carne ed ossa, è colui che nella storia raffigurerà il capostipite dell’idea di Florandia, la partorirà giocando con la fantasia durante il mal retribuito lavoro di aiutante fioraio.
Nel secondo racconto, invece, ci troviamo immediatamente sommersi dai rifiuti. Nasce così l’esigenza di creare un batterio capace di ingurgitare sostanze tossiche e inquinanti. Attraverso il biorisanamento e i batteri idrocarburo clastici (mangia petrolio) Tommaso Probo riesce, con l’ausilio dei suoi studi di laboratorio, a risolvere tutti i problemi di inquinamento che affliggono il nostro pianeta.
Peccato che il diavolo ci metta la coda e il batterio si trasformi in un mostro .
Al centro del linguaggio figurato dei due racconti c’è l’uomo nudo, accecato dalla sua stessa cecità verso ciò che lo circonda.
In entrambi i racconti non è racchiusa la classica morale, è più uno sprone per un risveglio collettivo strutturato con fantasia e genialità. Un libro che va letto dalle persone adulte per risvegliare il bambino che è in tutti noi, un libro che va letto dai bambini che, nella loro semplicità, carpiranno con immediatezza gli insegnamenti in esso racchiusi.

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