“Fiori ciechi”, recensione di Giovanni Agnoloni su La poesia e lo spirito

fiori ciechi Carlo Farina tavola

Fiori ciechi, di Maria Antonietta Pinna (Annulli Editore) è un’opera che spiazza, come sanno fare le migliori tra quelle che spostano il punto di osservazione dall’uomo alla natura. Qui i protagonisti, sia pur “antropomorfizzati” nel pensiero, sono dei fiori. Ho detto “nel pensiero”, ma avrei dovuto dire “nelle emozioni”, perché questi personaggi, che animano Florandia, un’immaginaria Repubblica dei Fiori, sono dei piccoli archetipi emotivi, coacervi di passioni e moti viscerali.

A volte mi sembra di trovarmi di fronte a una “variabile impazzita” del Connettivismo, ma non è così. Vi sono spunti descrittivi di lirismo cosmico, ma a mio avviso prevalgono elementi (sia pur originalmente interpretati) di forte simbolismo e surrealismo.

Maria Antonietta Pinna si aggira sui confini del territorio della riluttanza, di quelle passioni scomode e “antipatiche” che spesso cerchiamo di evitare rifugiandoci in un concetto di Natura azzimato ed estetizzato, a nostro uso e consumo. La Natura – e questo è un dato di fatto che purtroppo non possiamo fare a meno di riconoscere – è invasa e contaminata dall’inquinamento umano, di ogni tipo.

Questo libro ci fa prendere atto delle emozioni disarmoniche a cui ci siamo ridotti, perché, con un efficace paradosso/rovesciamento, le trasforma proprio in quelle voci della Natura – piante e fiori – da cui possiamo trarre spunto per riavvicinarci alla nostra Fonte.