Se sui blog arriva la censura di polizia, Alessandro Gilioli

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http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/10/12/se-sui-blog-ce-la-censura-di-polizia/

Qualche tempo fa il blog di letteratura Sul Romanzo pubblicò un’intervista a un’ex studentessa dell’università di Sassari, Antonietta Pinna, la quale sosteneva che la sua tesi di laurea era stata saccheggiata da una sua docente, che l’avrebbe utilizzata per un suo libro senza citare neppure la fonte.

Anche L’espresso on line riprese la vicenda, ripubblicando l’intervista e quindi ospitando la successiva replica della docente chiamata in causa.

La cosa sembrava finita lì, invece l’altro giorno Morgan Palmas, il titolare di Sul Romanzo, ha ricevuto una notifica da parte di Google (il suo sito si appoggia a Blogger), nella quale si spiega che la Polizia di Stato ha chiesto a Google di cancellare due articoli in merito («per accertamenti») in quanto vi sarebbe un reato di diffamazione ai sensi dell’articolo 595 del codice penale.

Google si è immediatamente adeguata e gli articoli del 26 febbraio e del 3 marzo sono stati quindi eliminati d’imperio dal sito senza che il titolare del blog potesse farci nulla ma soprattutto senza che il reato di diffamazione fosse discusso ed eventualmente provato in un’aula di tribunale. Uno è poi riapparso mentre l’altro è rimasto oscurato.

Oggi Morgan ne scrive, appunto, sul suo sito.

Ho chiesto un parere in merito all’amico giurista Guido Scorza. Ecco quello che mi ha risposto:

«Il provvedimento – credo raro, se non unico nel suo genere – è a mio avviso illegittimo. Un PM, evidentemente, non può da un lato ordinare l’acquisizione di elementi di prova utili a verificare se via stata una diffamazione e, contemporaneamente, ordinare la “cancellazione” degli articoli asseritamente diffamatori dei quali ha domandato l’acquisizione proprio allo scopo di verificare se SONO O MENO diffamatori».

Chiaro no? Prima si censura, poi si decide se andava censurato.

E’ una schifezza, che ovviamente non si può tecnicamente applicare ai giornali cartacei ma viene usata tranquillamente sul Web, con la complicità dei fornitori di servizi.

E questo post è rivolto anche ai molti amici e conoscenti che ho a Google: davvero, ragazzi, non avevate alcuna alternativa a sdraiarvi come zerbini alla prima lettera, anziché aspettare una sentenza di merito, almeno di primo grado?

Update 1: Questo è quanto mi risponde via mail Marco Pancini di Google, che ringrazio.

«Abbiamo ricevuto dalla Poltel un ordine di acquisizione emesso dal P.M. nell’ambito di indagini e l’ordine di cancellazione degli stessi a settembre. A tale tipo di ordine di un organo giudiziario (sebbene inquirente) siamo tenuti a dare esecuzione. Google non ha la facoltà – ma soprattutto non ha alcun obbligo – di verificare la legittimità e/o fondatezza di un ordine proveniente da un organo giudiziario, mentre ha invece l’obbligo – ai sensi della Direttiva e-commerce – di rimuovere un contenuto ove richiesto dalle autorità competenti. Questo è un altro esempio di come il nostro Transparency report sia un’iniziativa giusta per fare trasparenza sulle richieste di rimozione di contenuti online da parte delle Autorità».

Update 2 <La vicenda è spiegata e commentata assai meglio di quanto abbia fatto io da Guido.
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