Utensili sparsi, Nettarget editore©

 

 

Sinossi:

utensilisparsi

Uomini come utensili sparsi sul brodo arido del mondo, esseri che si agitano in atmosfere realisticamente surreali, realtà anacronistiche, scarti e liberi reietti come perle nell’aria subsonica e missili contro il sistema dell’umanoide perfettamente inquadrato nel sistema.
Liriche nel libero gioco della dinamica destrutturalista.
L’occhio, lontano da visioni idilliache, soppesa la carta vetrata della terra, le stelle comete abrasive nel sussurro del gelo invernale e il clochard che beve quando decide di piovere.
Una silloge dedicata a tutti quelli che non troveranno la strada di casa, perché la strada non c’è, e non troveranno pace, perché pace non c’è, ma rimarranno vivi dopo il temporale, anche dopo essersi fatti male.

Potete acquistarlo qui nel sito dell’editore:
Utensili sparsi

 

 

 

Mary Blindflowers, la creatività della differenza di Roby Guerra

Di Roby Guerra

COPERTINA MEMORIE

Nel caos oceanico della Parola contemporanea in Italia, spiccano alcuni nomi, decisamente sopra certo manierismo (anche web) dominante:  ovviamente mancano mappe sia editoriali che critiche  tutt’oggi ( o se esistono in certo modo in Italia marginalizzate per certo ultraconformismo dilagante):  va da sé, chi capta ancora con il moccio azzurro di Rimbaud o le macchine paradisiache artificiali di Baudelaire  o le Parole Bombe in libertà di Marinetti, l’avvenire venuto alla luce, solo limitandoci a alcuni nomi archetipi dell’avanguardia o protoavanguardia storica, ebbene  qualche almeno google eretic map  è ben possibile.
Tra indubbiamente diversi nomi e nello specifico per limitarci a certa nuova parola femminile o  postfemminista, laddove il focus gender semplicemente evidenzia la creatività della Differenza,  la sarda Maria Antonietta Pinna si segnala per una straordinaria coerenza stilistica e antistilistica, poesia neo sperimentale (e non solo) doc!
Da diversi anni diverse (anzi assai prolifica la scrittrice) opere, tra poesia, narrativa, canovacci teatrali, saggistica, puntualmente editi da certa editoria rigorosamente non EAP, minore ma non solo: e da qualche tempo, trasvolata in Gran Bretagna anche con il nome di Mary Blindflowers.

iGelsiNeri
Criminologa e Destrutturalista, matrice che viene da certo surrealismo, lanciato poi dalla grande stagione autenticamente postmoderna francese di qualche decennio fa (i vari Derrida, Baudrillard, Deleuze, Guattari, ecc.), certa cifra perturbante, rivoluzionaria, nello stesso tempo colma di nuova terribile e ammaliante bellezza (nessun ismo nel suo fare letteratura sperimentale, anzi il ritorno 2.0 alla Bellezza e alla Parola Piena paradossale),  attraversa già come un vero e proprio significante, anzi danza dei segni e dei sogni e dei simboli, tutta la sua “produzione”.
Se l’ancora recente “Mister Yod non può morire”, (La Carmelina edizioni), “I Gelsi Neri”, in uscita a luglio (NETtarget edizioni) e  “Incroci di rosari 108″, Eretica edizioni, appena stampato, testimoniano la poetica pura e in progress dell’autrice, il secondo romanzo (dopo Fiori ciechi, Annulli Editori), l’opera narratologica Memorie Straordinarie di un libro vivente (ABEditore) e l’ancor recente saggio Picacismo Simbolico (Bastogi) nonché il recentissimo Ichnussa, il piede di Dio (Yume Editore), forse segnalano tre vertici rari e nobili – per dirla con Spinoza nella nuova cybercultura italiana.

copertina facciata yod         11350408_445303175630310_4932912810132936093_n                   fleurs-ciechi
Un Selfie 3.0 planetario alla Borges anche, un metalibro nel libro, una specie di Torre di Babele immaginale compressa, in questo caso  confermando anche, via avanguardia surrealista, certa connettonica futurista futuribile se non già posthuman e transumanistica: il protagonista dell’ultimo romanzo, come ben spiegato dall’autrice in una delle sue interviste è un“libro vivente”, una metafora surreale che vive in un villaggio in cui bigotteria e ignoranza regnano sovrane. In virtù della straordinarietà del suo corpo pensa di cercare altri uomini “straordinari”, e li trova. Ciascuno di essi ha una particolarità fisica giudicata allucinante dal comune buon senso ed una spiccata personalità solipsista. I personaggi viaggeranno in mondi alieni che saranno il contraltare dei loro corpi e delle loro menti fino al dispiegamento finale”. Qui anche la fantascienza che assurge a Filosofia futuribile o Postfilosofia…
Mentre il saggio Picacismo simbolico,  è profondissima e potente analisi non solo di certa, nel focus, specifica inquisizione sociale sull’Anima e il Corpo femminile ma su tutta l’umanità, una specie anche qua di parola diversamente cibernetica e sistemica:  praticamente una analisi del totalitarismo di ogni evo, nella sua essenza, forse persino sociobiologica, coazione a ripetere contro la libertà e l’eresia…  (M. A. Pinna… da altra intervista: “Picacismo simbolico è frutto di un lavoro di due anni su un documento manoscritto inedito di un famigerato inquisitore lorenese, Nicholas Rémy che ha ucciso e torturato un buon numero di streghe. Il testo si divide in due parti: un’appendice consistente nella trascrizione del documento stesso secondo le principali regole paleografiche e il saggio sullo stesso, secondo una prospettiva sperimentale e simbolica dal taglio psicanalitico, teso ad indagare sul significato interiore di riti, miti magici ed episodi riferiti dallo scrivente con dovizia di particolari, anche spettacolari, eclatanti. Il risultato dell’indagine è un libro corposo che esula comunque dai soliti luoghi comuni riferiti alla saggistica stregonesca. Il cuore del saggio è un picacismo vorace, insistito, animalesco, carico di simboli magici anche molto curiosi associati ad elementi della personalità dello scrivente. Emerge un quadro devastante sulla capacità dell’Inquisitore di ottundere le coscienze quasi attraverso un procedimento di auto-ipnosi, un’educazione alla crudeltà per il potere attraverso il potere, la molla che agita il meccanismo interiore dello scrivente”.

cop. faraci

Concludiamo con nuovamente un accenno a Mr. Yod, vera e propria opera di letteratura transumanista, focalizzata (canovaccio teatrale) su un Dio archetipico controvoglia im- mortale, specchio squisito dell’ambivalenza umana proprio del nostro tempo, tra mutazione cibernetica e  “resistenza” all’umano però ormai troppo spesso  umano poco umano, incluse certe prospettive di longevità desideranti probabili nel futuro ( ma ancora spesso inconfessate) e a un altro leitmotiv della scrittrice.  Certa sua fama come guerrigliera contro il superficialismo dominante anche nel web e  certa Casta accademica culturale, universitaria, anche in certe nicchie di cosiddetta paravanguardia (al di là magari di  molti ricercatori o scrittori ricchi di talento, ma spesso  non di libertà….):   Il discorso come accennato già è tremendamente semplice.  La personalità creativa, (e noi stessi, scrittori futuristi ne sappiamo purtroppo parecchio, nonostante indubbi oggettivi risultati anche critici…)  nell’era dell’informatica ma purtroppo anche degli automi  in ogni campo, al di là spesso di certo trash commercial e di audience mediatico o editoriale/culturale,  sempre spavanta “l’infame buon senso” (Majakowsky docet, o Camus o Bataille, o V. de Saint Point o  Pasolini   ecc.)… M. A. Pinna o Mary Blindflowers se ne frega e sempre avanti: tra breve, come bisbigliato, anche in Gran Bretagna con la prima traduzione delle sue opere: Memorie Straordinarie…

Ichnussa 22

Memorie straordinarie di un libro vivente di Mary Blindflowers

 

 

COPERTINA MEMORIE

“Memorie straordinarie di un libro vivente” è la storia di esseri fisicamente e psicologicamente incredibili che si incontrano per costituire il “Club degli uomini straordinari” e viaggiano in ultramondi simbolici che sono il contraltare della loro personalità.
Un romanzo breve, dallo stile sintetico e favolistico in cui la visionarietà si interseca con il realismo di fatti cronachistici spesso dolorosi e di sconcertante evidenza storica. La vicenda si alimenta di procedimenti metafisici volti all’introspezione sui personaggi, che “scartavetrati” impietosamente dall’occhio di un demone e dalla pelle di un alter ego inquietante, si riassorbono poi in un’unica sofferenza interiore, in una frattura riflessiva di spessore universale.
Una favola per adulti molto surreale e introspettiva il cui scopo è suscitare domande nel lettore, invitarlo a pensare nella dimensione non omologata ed omologante dell’oltre simbolico polisemantico secondo la concezione scaligeriana del pensiero come movimento.
La filosofia di fondo è incentrata sul movimento generoso della morte che, sostanzialmente cieca ed ingiusta, crea un vuoto cosmico in cui il protagonista potrà scegliere se vivere o morire.
Il finale chiarirà la scelta.

http://www.abeditore.com/prodotto/senza-categoria/mary-blidflowers-memorie-straordinarie-di-un-libro-vivente-prevendita/

Il filo conduttore, antiromanzo. Matisklo edizioni 2015©

Il filo conduttore” non è un romanzo nel senso tradizionale del termine. Più di qualche benpensante rimarrà scandalizzato dal minimalismo dialogico della scrittura e dirà che si trascendono le regole elementari della narrativa. Giudicherà il lavoro alla stregua di un copione cinematografico o teatrale, come se ogni forma espressiva non avesse una sua peculiare dignità. “Il filo” di cui si parla qui è spoglio di inutili orpelli, come una donna senza gioielli. Ad alcuni piace, ad altri no. L’anima dei personaggi nasce dal dialogo, che se ne infischia volutamente delle figure retoriche, del bello stile, delle allegorie e mascheramenti vari…

La letteratura ha le sue leggi: i personaggi bisogna descriverli e collocarli per forza in un determinato ambiente sociale, culturale, fisico, dal quale non si può prescindere. Altrimenti si rischia di offrire personaggi “congelati” anziché tipici. C’è poi l’afflato poetico che rende più gradevole le parole… Bella lezione davvero.

Le lezioni si dimenticano, la forza la lascio a chi può esercitarla.

Qui, niente poesia, tranne quella presente nel cinismo del protagonista. Sì, perché anche il cinismo di Tidelfo e della sua storia, ha una sua epifanica e lacerante poesia. Il luogo principale non esiste nella realtà, infatti è virtualmente regione dell’anima.

Le regole, come tutte le cose del mondo, nascono, vivono la loro stagione e poi muoiono. Non esiste niente di stabile, di definitivo. I giudizi su un’opera d’arte o su un libro dipendono dall’occhio di chi guarda.

I personaggi “freddi”, non possono comunicare calore umano ed empatia perché non sono né passionali né simpatici, non sono buoni, né cattivi, sono semplicemente soli ed umani. Talmente essenziali ed altruisti che non si permetteranno mai di chiedere al lettore di immedesimarsi con loro, né a se stessi di stemperarsi in chi legge. Tidelfo, uno scrittore fallito, vive in un universo-guscio di delirante solitudine, non vuole, né può uscirne perché, tutto sommato, ci si trova abbastanza bene e si stima a sufficienza da non provare invidie. Si trova male nel mondo, è un perdente, questo sì. Chi si identificherebbe mai con lui? Non è vestito di simboli, non appartiene ad una setta, è apolitico. Rappresenta unicamente se stesso, e schiaccia con le mani il proprio io nudo fino a farlo sanguinare, servendolo su un misero piatto di plastica.

Gli ingredienti sono poveri. Il piatto forse non è ben riuscito. Però non si sa mai, a qualcuno potrebbe anche piacere.

Il lettore che si aspetta di cadere per terra, sopraffatto dall’emozione, legga qualcos’altro. Lo scopo dell’anti-romanzo non è dare emozione, ma segnalarne piuttosto l’assenza, in un vuoto esistenziale e primitivo che potrebbe avere una dimensione cosmica oltre che individuale, data l’indeterminatezza del protagonista, il vuoto. La sensazione che si comunica non è di gradevole suggestione, come una passeggiata in campagna tra erbe e fiori, non è neppure sanguigna, è semmai spazio silenzioso dove ronza una mosca agonizzante, è l’uomo messo impietosamente e cinicamente di fronte a se stesso, nudo, senza difese o menzogne. Non sempre quest’idea di se, nella completa nudità, è sopportabile, tranquillizzante. L’allucinazione nasce dalla paura di vedersi sub luce. Tidelfo, in fondo, si ama, pur nel fallimento, e non cambierebbe una virgola della sua personalità, perché sa che non sempre chi vince ha ragione…

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Recensione di Fiori ciechi di Oriana Tardo

Di Oriana Tardo

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Fiori ciechi di Maria Antonietta Pinna: il libro tra le mani e la copertina, come una vertigine, mi fa oscillare gli occhi, a guardarla da vicino. Prima d’ora l’avevo vista solo in foto, lontana e intangibile. Come lontana e intangibile sembra dapprima essere Florandia, la Repubblica dei Fiori, man mano che scorro le prime pagine del libro. Dico “sembra”, lontana e intangibile, per la sua forma fiabesca, ma mi accorgo che non è poi tanto lontana dalla realtà, la nostra realtà, o quella che gli uomini credono di possedere. Vengo catapultata in una dimensione surreale, approdo dell’assurdo, catturata dai Fiori, nonno Petalo e i garofani, come Alice nel paese delle meraviglie. Mi scappa qualche sorriso divertito, incontrando ironia e improvvise rime che sbucano, di tanto in tanto, dalla prosa. Questo romanzo non attende di trascinarti nella lettura, non ti da il tempo di pensare che adesso avresti altro da fare, per cui potresti riprendere la lettura in un altro momento, no, no, lui sta lì, arreso fra le tue mani, e non ti molla! Dico “catapultata”, perché davvero mi sono ritrovata dentro questo magico paesaggio microcosmico, coi sensi lontani dalla mia stanza e sparsi tra le righe del libro. Un viaggio alla ricerca dell’Idea, che se poi è anche incinta, non penso affatto di interrompere la lettura. Un viaggio viscerale, che attraversa il corpo per raggiungere la mente, mescolando realtà e fantasia. Direi quasi invertendole… Una guerra capitanata dal presidente, direi hitleriano, Pistillo… L’essere uomini e l’essere fiori, qualcosa li accomuna? Sono gli uomini la specie evoluta? In questo romanzo tutto si ribalta e torna indietro, il cerchio si chiude e ci lascia riflettere.
Chiuso il libro, mi sono chiesta… Perché mai un’opera di questo spessore, che quasi si avvicina a Lewis Carroll, non riscuote il successo che altri romanzetti Mocci-osi e Volo..ehm volevo dire Vol-anti (a buon intenditore poche parole!), invece, riscuotono? Solita, retorica, domanda ma…va fatta, sempre!
Questo romanzo è un’opera letteraria e dimostrazione del fatto che la letteratura contemporanea esiste, è nascosta ma germoglia… come Fiori Ciechi!

Picacismo simbolico, Maria Antonietta Pinna

Sono gradite prenotazioni:

cop. faraci

Titolo: Picacismo simbolico. I vincastri di Giacobbe, fantasmatico divorante e immagine del mostruoso alla luce della traduzione manoscritta inedita di Vincenzo Gros

Genere: Saggistica demonologica

Fonte principale: Demonolatria, un documento manoscritto inedito di Nicholas Remy, alias Nicola Remigio, famigerato inquisitore Lorenese (1530-1616), tradotto in italiano nel 1865 da Vincenzo Gros,

Struttura del libro:
I parte, saggio storico sul documento, impostato su un’analisi puntuale del manoscritto;
II parte (Appendice), trascrizione dell’inedito, secondo regole paleografiche. Il testo ha la stessa importanza del famoso Malleus Maleficarum e non è stato mai pubblicato in lingua italiana.

Novità e argomento del testo: È il trattato di un Inquisitore di professione. Il contenuto si concentra su streghe, torture, veleni, coiti diabolici, patti luciferini.

Il saggio
Dopo aver trascritto il testo secondo le regole paleografiche, ho cercato “l’oltre simbolico”, che mi sembrava di aver intuito ad una prima lettura. L’analisi e la schedatura del manoscritto hanno permesso di rilevare una simbologia insistita. Tutti i simboli corrono verso una stessa direzione, la via che ho denominato “picacismo simbolico”.
Le storie di streghe che volano di notte a cavallo di manici di scopa verso il Sabba, mentre il loro corpo giace come morto in camera da letto, sono documentate da ampia letteratura.
Ma allora qual è il senso di un’ulteriore pubblicazione su tale argomento?
Il senso si ravvisa nell’indagine del simbolo.
“Picacismo” perché i personaggi citati nel documento ingeriscono oggetti non commestibili, “simbolico”, perché tali oggetti sono in realtà simboli. Essi rimandano a ulteriori significati che vanno al di là della loro materialità evidente. L’analisi, le qualità sostanziali e ultra-sostanziali, la scomposizione critica dei simboli ingeriti mi sono sembrate importanti per far luce sulla personalità dello scrivente dai tratti sadico-compulsivi. La bocca è inferno che trita, dalle valenze castranti incorporative e cannibaliche insieme.
Il cannibalismo rituale del corpo del Cristo che viene “mangiato” dai discepoli, si rovescia nella Demonolatria in una voracità che ingloba cadaveri putrefatti e simboli infernali dalle varie forme. La vita si trasforma in morte. Nel momento stesso in cui l’oggetto viene ingoiato diventa “nero”, “aggressivo”, “inanimato”. Per Remigio; l’oggetto è l’identificazione esterna del soggetto. In questa situazione l’oggetto è sadico e il soggetto masochista. Attraverso l’introiezione, picacismo, il soggetto masochista diventa sadico perché carica l’oggetto di istinti aggressivi, alterandolo, occultandolo e distruggendolo.
I riti magici descritti sono stati “scomposti” nei loro principali elementi, alla ricerca di realtà universali e metafisiche oltre l’id quod est di boeziana memoria, per stanare quell’esse, quel principio, quel farsi che consente di capire gli ingranaggi della macchina uomo.
L’oggetto non è un fatto compiuto ma la soglia per scoprire connessioni, il veicolo di quell’istinto di morte che l’inquisitore si porta dentro. Remigio ha una libido alterata vissuta come bramosia dell’oggetto fisico, tendenza a mangiare l’oggetto creando una situazione di buio interno, una sorta
di regressione nel vuoto dell’oscurità alla ricerca del proprio sé libidico, del femminile, perduto nella dinamica di distacco dall’oggetto. La ricerca della propria femminilità è però inevitabilmente compromessa dall’imperativo categorico della religione, sfocia dunque in bramosia e impulsi castranti, fantasie di aggressività verso oggetti che incarnano, per esempio il femminile materno.
Il simbolo diventa così l’epifania di un mistero, perché oltre al suo significato apparente, nasconde un universo di celati sensi, un inquietante metafisico, arcano, temibile, polisemantico.
Il filo conduttore è ovviamente il citato picacismo, una voracità insistita, degradante, aggressiva, che rimanda a impulsi ferini e neonatali insieme. Ma il deus ex machina è il potere che trasforma Dio da fine a semplice mezzo.

“Lo strazio”, poesie noir

Lo strazio, Marco Saya editore 2013

Lo strazio, Marco Saya editore 2013

“Lo strazio”, poesie noir.

“Lo strazio” di Marco Saya Editore verrà presentato a Roma presso Vradia Libreria Esoterica, ore 19,00 via Bellegra 34, 00171 Roma.

Maria Antonietta Pinna

Immaginiamo una gabbia con un passerotto dentro. L’animale non ha le chiavi per uscire, ma vorrebbe prendere il volo. Cerca soluzioni. Inizialmente sbatte le ali e la testa contro le sbarre. Ma l’evidenza satanica della loro forza gli impedisce di vincere. Le sbarre, fredde e dure non si spaccheranno sotto il peso del suo corpo per concedergli l’agognata libertà. Il passerotto è solo. Ogni tanto presenze si agitano attorno alla gabbia, ma si guardano bene dall’aiutarlo ad uscire. Il povero uccello grida. Non è negli altri che troverà l’essenza della libertà. Appena capisce questo si calma. Smette di frullare le ali, si liscia le piume, si mette un paio di occhiali da passero, si siede e comincia a leggere. Le sbarre della gabbia non si aprono, però l’uccello viaggia e conosce cose di cui mai avrebbe sospettato l’esistenza, pagina dopo pagina, lettera dopo lettera, egli apprende che se il corpo è prigioniero perché è fortemente limitato dalla materia, dalle circostanze e sfavorevoli congiunture, la mente ha un valore superiore. Può essere libera e mai rassegnata alla prigionia. “Lo strazio” nasce in un clima di forzata reclusione in una stanza d’ospedale. Nasce per caso, per ingannare il logorante ticchettio di una sveglia dozzinale appesa alla parete. Invano vi sforzerete di trovarvi fiori, colori, immagini rievocanti felici idilli e fresche primavere, perché questa raccolta è la poesia del verme, della terra, della luna che cade, del marcio svelato, della nausea del dogma, del rifiuto del buon senso di matrice catto-borghese. Questa raccolta nasce e si esaurisce nella galoppante e pulsante visione di flash evocanti spesse negatività, oscure pulsioni, giochi psicologici di logorante e perinatale evidenza. Il passero chiude il libro, tira fuori la chiave da sotto un’ala, apre la porta e vola. La vera libertà è quella del pensiero. Un corpo in catene con una mente in catene è morto, un corpo libero con una mente in catene è morto, il corpo libero con una mente libera è libero, il corpo in catene con una mente libera, si libererà prima o poi perché la creazione nasce dal pensiero e rafforza l’ego. Il corpo è spesso esso stesso una gabbia. Soltanto la mente lucida e sicura di chi crede in sé può trovare la chiave evitando le illusioni, le false credenze, l’oro di re Mida. Ognuno di noi è la sua casa. Se questa casa non ha porta tocca a noi costruirla.

http://www.eccolanotiziaquotidiana.it/maria-antonietta-pinna-lo-strazio-poesia-noir-intervista/
https://marylibri1.wordpress.com/2013/05/16/lo-strazio-marco-saya-editore/
http://www.bartolomeodimonaco.it/online/roma-presentazione-lo-strazio-di-maria-antonietta-pinna/

E poi muore…

26E poi muore

Da “crisopeie in tagli vivi”

Maria Antonietta Pinna

E poi muore

L’acneico bubbone del sole
esplode in orizzonti di coito col mare,
scandaloso cosmico sesso,
un obelisco con scene incise di vita fremente
infiocina il cielo guasto di pioggia d’aprile,
un dito infilza la fede
d’inebetite coscienze perse nei sessi recisi
di fiori e nell’eco tesa dell’organo.
Gli sposi d’ovile sublimano in promesse, rose
e teneri slanci da chiesa,
l’amplesso camuffato da amore.
Il sole intanto ride tra gli acquosi flutti
e poi muore.

Malachia docet? ITCCS e l’inchiesta sul Papa. Bufala o realtà?

papa

Malachia docet? ITCCS e l’inchiesta sul Papa. Bufala o realtà?

Maria Antonietta Pinna

Arnold de Wyon nel 1595 pubblicava un curioso libro Lignum Vitae, in cui è presente la profezia di Malachia: Prophetia Sancti Malachiae. Secondo la leggenda Malachia venne chiamato a Roma presso il Pontefice Innocenzo II. In tale occasione ebbe una visione che riportò criticamente nel testo: Prophetia de Summis Pontificibus, ritrovato alla fine del Cinquecento. Alcuni sostengono si tratti di un falso attribuibile ad Alfonso Ceccarelli o a Nostradamus. John Hogue sostiene comunque la validità della profezia. Si tratta di “motti” che descrivono il futuro dei Papi ed il loro destino terreno. Secondo la profezia Benedetto XVI sarebbe il penultimo Pontefice: «Petrus Romanus In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septicollis diruetur, et Judex tremendus iudicabit populum suum. Finis».
«Durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro il Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dei sette colli cadrà ed il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Amen». Sono soltanto leggende, fanfaluche simili a quelle sulla fine del mondo. Però è curioso notare come proprio in questo periodo, dopo la dimissione del Santo Padre Ratzinger, la rete abbia diffuso la notizia di un probabile arresto del Papa che sarebbe una rovina per la Chiesa della città dai sette colli. Una bufala? A prima vista sembrava di sì. Però l’agenzia Reuters ha poi confermato che il Pontefice potrebbe essere accusato di crimini contro l’umanità: http://reuters.com/article/idUSBRE91E0ZI20130215?irpc=932, come sottolinea anche Arthur McPaul in un articolo riportato nel blog: http://terrarealtime.blogspot.it/2013/02/il-papa-potrebbe-essere-accusato-di.html?spref=fb
Già nel 2010 l’attivista ateo Richard Dawkins, quando il Papa si recò in Gran Bretagna, chiese alle autorità di arrestarlo, per chiarire i crimini sessuali perpetrati dalla Chiesa. Nel 2011 le vittime degli abusi sessuali da parte del clero chiesero alla Corte penale Internazionale di indagare sul Papa. Il Gruppo per i Diritti Costituzionali (CCR) e la Rete dei Superstiti abusati dai sacerdoti (SNAP), ha presentato una denuncia presso la Corte penale internazionale relativa al fatto che i funzionari del Vaticano avevano consentito crimini sessuali. La Corte penale internazionale non ha ritenuto di dover procedere. Nessuna motivazione.
Resta attualmente aperta la richiesta del Rev. Kevin che chiede l’estradizione e l’arresto del Papa per genocidio: http://itccs.org/2013/02/14/pope-benedict-to-seek-immunity-and-protection-from-italian-president-giorgio-napolitano-on-february-23/
L’Ufficio centrale dell’ITCCS – International Tribunal into Crimes of Church and State di Bruxelles è stato costretto, dall’improvvisa abdicazione di Benedetto XVI, a rivelare i dettagli seguenti:
1. Venerdì 1 febbraio 2013, sulla base delle prove fornite dalla nostra affiliata Corte di Giustizia Common Law (itccs.org), il nostro ufficio ha concluso un accordo con i rappresentanti di una non specificata nazione europea e dei suoi giudici, a garanzia di un mandato di arresto contro Joseph Ratzinger, alias Papa Benedetto XVI, per crimini contro l’umanità ed associazione a delinquere.
2. Questo mandato d’arresto sarà consegnato all’ufficio della Santa Sede di Roma il giorno venerdì 15 febbraio 2013. La suddetta nazione ha concesso il permesso di trattenere Ratzinger, come criminale sospettato, all’interno del territorio sovrano della Città del Vaticano.
3. Lunedì 4 febbraio 2013, detta nazione ha consegnato una nota diplomatica nelle mani del Segretario di Stato Vaticano, Card. Tarcisio Bertone, informandolo dell’imminente mandato di arresto e invitando il suo ufficio a farlo rispettare. Nè il card. Bertone nè il suo ufficio hanno fornito alcun riscontro immediato a questa nota, tuttavia, solo sei giorni più tardi, papa Benedetto si è dimesso.
4. L’accordo tra il nostro Tribunale e i tribunali della nazione in parola comprende, come seconda disposizione, quella di emettere un lien commerciale sopra le proprietà e le ricchezze della Chiesa Cattolica Romana con effetto a partire dalla domenica di Pasqua, 31 marzo 2013. Questo lien sarà accompagnato a livello globale dalla pubblica Campagna Pasquale di Rivendicazione (“Easter Reclamation Campaign”, n.d.t.), in base alla quale le proprietà della Chiesa Cattolica saranno occupate e rivendicate dai cittadini come beni pubblici ed incamerate ai sensi del Diritto Internazionale e dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale.
5. È decisione del nostro Tribunale e del governo della nazione in parola, quella di procedere all’arresto di Joseph Ratzinger e alla sua rimozione dall’incarico di Pontefice Romano, con l’accusa di crimini contro l’umanità e associazione a delinquere.
6. È altresi nostra nuova decisione quella di procedere come previsto anche all’incriminazione e all’arresto del pontefice successore di Joseph Ratzinger, secondo le stesse accuse, e di imporre il lien commerciale e la Campagna Pasquale di Rivendicazione contro la Chiesa cattolica romana.
In chiusura, il nostro Tribunale riconosce che, a causa della complicità di Papa Benedetto XVI nelle attività criminali della Banca Vaticana IOR, quest’ultimo è stato persuaso alle dimissioni dai più alti funzionari del Vaticano. Secondo le nostre fonti, è stato il Segretario di Stato Tarcisio Bertone a costringere Joseph Ratzinger a rimettere immediatamente il suo incarico, in risposta diretta alla nota diplomatica relativa al mandato d’arresto a lui notificata il 4 febbraio 2013 da parte del governo della suddetta nazione.
Facciamo appello a tutti i cittadini e ai governi affinché supportino i nostri sforzi per demolire legalmente e direttamente la corporation Vaticana ed arrestare i principali ufficiali e membri del clero complici in crimini contro l’umanità e nella cospirazione criminale in corso per proteggere ed insabbiare la tortura e il traffico di bambini.
Questa settimana, il nostro ufficiò pubblicherà ulteriori bollettini di aggiornamento sugli eventi della Campagna Pasquale di Rivendicazione.
________________________________________
ITCCS – Ufficio Centrale di Bruxelles Bollettino pubblicato il 13 febbraio 2013
ore 12:00 GMT (ore 13:00 italiane)

Il Papa avrebbe chiesto protezione presso il Presidente della Repubblica programmando un incontro il 23 febbraio per ottenere l’immunità. Il Tribunale Internazionale invita Napolitano alla “non collusione con la criminalità”, e annuncia una campagna globale per occupare l’immobile Vaticano e avviare un’inchiesta sui diritti umani in Italia.

Tratto da: ITCCS: Benedetto XVI chiede immunità e protezione al Presidente della Repubblica Italiana | Informare per Resistere

http://www.informarexresistere.fr/2013/02/16/itccs-benedetto-xvi-chiede-immunita-e-protezione-al-presidente-della-repubblica-italiana/#ixzz2LI2AOaYE

Una colossale bufala oppure realtà?
Il futuro chiarirà il mistero.