E la porta ululava come iena

dalì 2

E la porta ululava come iena

Maria Antonietta Pinna

da “Crisopeie in tagli vivi”

E la porta ululava come iena,
sui cardini torti del tuo cuore
dalla consistenza di falena,
sull’incostanza della tua lingua
aliena di cometa erodi cielo.
In transitorio assetto di falco pellegrino
sopra una rupe vaga di bugie
madreperlacee, prendi la mira e voli,
con l’artiglio lanceolato afferri chiome di luna piena
e cocci d’anime impreviste
dentro le spoglie vampiresche della notte
cieca che ingurgita pensieri
e la mia carne di pietra sublimata.
Eppure l’intorbidata deiezione del tuo sguardo
non ha speranze di rapirmi l’ombra,
potrebbe perdersi piuttosto
nel mio oceano mare
e scordarsi la strada
per tornare,
abbarbicato ad un canto di sirena
che vede le tue labbra sanguinare
tra pesci palla ed urli di cometa.

Annunci

Il suonatore di violino da “Viaggio senza biglietto”

13529violino

Il suonatore di violino
Maria Antonietta Pinna

Suono in un’osteria,
per pochi spicci,
fragole ghiotte avvizzite
dietro l’umide foglie
degli anni,
geminidi sospese,
impazzite
nello spazio di plurime attese.
È il chiaroscuro vitale
dell’arte,
polvere di presenti passati
e futuri sommersi,
è un avventore beota
che inghiotte letale in un bicchiere di vino,
nota per nota,
il violino.

.

La pioggia

La pioggia

poesia da “Crisopeie in tagli vivi”, Maria Antonietta Pinna

La pioggia m’avvolge
nel suo lucido bacio di vetro,
come carezza di carta vetrata
sulla punta di un iceberg.
Acqua che fai rumore dentro e fuori,
eco di silenzi inespressi,
di lontane radici che sotto terra
si danno la mano,
vieni
acqua come ago,
trasparente di sensi anemocori,
vieni a trafiggere piano
i dedali composti oltre la pelle.
Mi chiedo alle volte a che pensi
nel tuo scorrere, sostare,
pura, imputridita, mare, oceano, lago,
scorrere, bucare.
Sola nella curva delle tue trasparenti vene,
a che pensi,
e quali pene e quale vita
porti. Forse qualche sogno riflesso
d’aborti di cielo.
Un bradipo vola portando con sé
frammenti di un pegaso bacchico
squartato e fatto a pezzi.
Tu pioggia che cadi sei solo il suo grasso
onirico,
la sua stupefatta lacrima di punti,
curva occulta di nitriti,
esulanti in grevi arcobaleni.
Vieni, pioggia,
vieni,
buca la distanza degli occhi
dal miele amaro del giorno,
brucia nel cantico del sogno,
svaporami negli interstizi visionari del senso,
cadi, sferza buchi chiari di pupille nelle mani,
nei piedi scava menti,
sgocciola sui miei capelli mannari.
Con il tuo sound io penso.

“L’acchiappanuvole” da “Lo strazio”, Maria Antonietta Pinna

viva giulia

L’acchiappanuvole

Tristo
nictàlope,
ascèta,
rapitor di brume,
di nembi rappresi
d’albume,
inconcludente
poèta,
soldato
di niente,
acchiappanuvole fosche
dai muscoli tesi,
col grugno.
Visto
forse hai
lo iato,
tra le tre mosche
che hai
in pugno
e ciò che hai
sognato?

Da “Lo strazio”, di prossima pubblicazione con Marco Saya editore.

Mata Hari, da “Lo strazio”, Maria Antonietta Pinna

220px-Mata-Hari_1910

Mata Hari

Sfontana il tempio
negli ambulacri,
la vena d’arte,
il canto
che ti fu d’esempio,
di Siva nuda
segreti sacri,
intanto,
druda,
da una parte
respiri vaporosi prismi,
la liturgia,
gli stigmi
dell’esiziale sua magia,
baiadera di codici
ti mostri,
giochi le tue carte,
i tuoi simpatici inchiostri.
Della dilruba soavi
i fremiti
son ora dodici
zuavi
gemiti.

Mata Hari, da Lo strazio, di prossima pubblicazione con Marco Saya Editore