Mary Blindflowers, la creatività della differenza di Roby Guerra

Di Roby Guerra

COPERTINA MEMORIE

Nel caos oceanico della Parola contemporanea in Italia, spiccano alcuni nomi, decisamente sopra certo manierismo (anche web) dominante:  ovviamente mancano mappe sia editoriali che critiche  tutt’oggi ( o se esistono in certo modo in Italia marginalizzate per certo ultraconformismo dilagante):  va da sé, chi capta ancora con il moccio azzurro di Rimbaud o le macchine paradisiache artificiali di Baudelaire  o le Parole Bombe in libertà di Marinetti, l’avvenire venuto alla luce, solo limitandoci a alcuni nomi archetipi dell’avanguardia o protoavanguardia storica, ebbene  qualche almeno google eretic map  è ben possibile.
Tra indubbiamente diversi nomi e nello specifico per limitarci a certa nuova parola femminile o  postfemminista, laddove il focus gender semplicemente evidenzia la creatività della Differenza,  la sarda Maria Antonietta Pinna si segnala per una straordinaria coerenza stilistica e antistilistica, poesia neo sperimentale (e non solo) doc!
Da diversi anni diverse (anzi assai prolifica la scrittrice) opere, tra poesia, narrativa, canovacci teatrali, saggistica, puntualmente editi da certa editoria rigorosamente non EAP, minore ma non solo: e da qualche tempo, trasvolata in Gran Bretagna anche con il nome di Mary Blindflowers.

iGelsiNeri
Criminologa e Destrutturalista, matrice che viene da certo surrealismo, lanciato poi dalla grande stagione autenticamente postmoderna francese di qualche decennio fa (i vari Derrida, Baudrillard, Deleuze, Guattari, ecc.), certa cifra perturbante, rivoluzionaria, nello stesso tempo colma di nuova terribile e ammaliante bellezza (nessun ismo nel suo fare letteratura sperimentale, anzi il ritorno 2.0 alla Bellezza e alla Parola Piena paradossale),  attraversa già come un vero e proprio significante, anzi danza dei segni e dei sogni e dei simboli, tutta la sua “produzione”.
Se l’ancora recente “Mister Yod non può morire”, (La Carmelina edizioni), “I Gelsi Neri”, in uscita a luglio (NETtarget edizioni) e  “Incroci di rosari 108″, Eretica edizioni, appena stampato, testimoniano la poetica pura e in progress dell’autrice, il secondo romanzo (dopo Fiori ciechi, Annulli Editori), l’opera narratologica Memorie Straordinarie di un libro vivente (ABEditore) e l’ancor recente saggio Picacismo Simbolico (Bastogi) nonché il recentissimo Ichnussa, il piede di Dio (Yume Editore), forse segnalano tre vertici rari e nobili – per dirla con Spinoza nella nuova cybercultura italiana.

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Un Selfie 3.0 planetario alla Borges anche, un metalibro nel libro, una specie di Torre di Babele immaginale compressa, in questo caso  confermando anche, via avanguardia surrealista, certa connettonica futurista futuribile se non già posthuman e transumanistica: il protagonista dell’ultimo romanzo, come ben spiegato dall’autrice in una delle sue interviste è un“libro vivente”, una metafora surreale che vive in un villaggio in cui bigotteria e ignoranza regnano sovrane. In virtù della straordinarietà del suo corpo pensa di cercare altri uomini “straordinari”, e li trova. Ciascuno di essi ha una particolarità fisica giudicata allucinante dal comune buon senso ed una spiccata personalità solipsista. I personaggi viaggeranno in mondi alieni che saranno il contraltare dei loro corpi e delle loro menti fino al dispiegamento finale”. Qui anche la fantascienza che assurge a Filosofia futuribile o Postfilosofia…
Mentre il saggio Picacismo simbolico,  è profondissima e potente analisi non solo di certa, nel focus, specifica inquisizione sociale sull’Anima e il Corpo femminile ma su tutta l’umanità, una specie anche qua di parola diversamente cibernetica e sistemica:  praticamente una analisi del totalitarismo di ogni evo, nella sua essenza, forse persino sociobiologica, coazione a ripetere contro la libertà e l’eresia…  (M. A. Pinna… da altra intervista: “Picacismo simbolico è frutto di un lavoro di due anni su un documento manoscritto inedito di un famigerato inquisitore lorenese, Nicholas Rémy che ha ucciso e torturato un buon numero di streghe. Il testo si divide in due parti: un’appendice consistente nella trascrizione del documento stesso secondo le principali regole paleografiche e il saggio sullo stesso, secondo una prospettiva sperimentale e simbolica dal taglio psicanalitico, teso ad indagare sul significato interiore di riti, miti magici ed episodi riferiti dallo scrivente con dovizia di particolari, anche spettacolari, eclatanti. Il risultato dell’indagine è un libro corposo che esula comunque dai soliti luoghi comuni riferiti alla saggistica stregonesca. Il cuore del saggio è un picacismo vorace, insistito, animalesco, carico di simboli magici anche molto curiosi associati ad elementi della personalità dello scrivente. Emerge un quadro devastante sulla capacità dell’Inquisitore di ottundere le coscienze quasi attraverso un procedimento di auto-ipnosi, un’educazione alla crudeltà per il potere attraverso il potere, la molla che agita il meccanismo interiore dello scrivente”.

cop. faraci

Concludiamo con nuovamente un accenno a Mr. Yod, vera e propria opera di letteratura transumanista, focalizzata (canovaccio teatrale) su un Dio archetipico controvoglia im- mortale, specchio squisito dell’ambivalenza umana proprio del nostro tempo, tra mutazione cibernetica e  “resistenza” all’umano però ormai troppo spesso  umano poco umano, incluse certe prospettive di longevità desideranti probabili nel futuro ( ma ancora spesso inconfessate) e a un altro leitmotiv della scrittrice.  Certa sua fama come guerrigliera contro il superficialismo dominante anche nel web e  certa Casta accademica culturale, universitaria, anche in certe nicchie di cosiddetta paravanguardia (al di là magari di  molti ricercatori o scrittori ricchi di talento, ma spesso  non di libertà….):   Il discorso come accennato già è tremendamente semplice.  La personalità creativa, (e noi stessi, scrittori futuristi ne sappiamo purtroppo parecchio, nonostante indubbi oggettivi risultati anche critici…)  nell’era dell’informatica ma purtroppo anche degli automi  in ogni campo, al di là spesso di certo trash commercial e di audience mediatico o editoriale/culturale,  sempre spavanta “l’infame buon senso” (Majakowsky docet, o Camus o Bataille, o V. de Saint Point o  Pasolini   ecc.)… M. A. Pinna o Mary Blindflowers se ne frega e sempre avanti: tra breve, come bisbigliato, anche in Gran Bretagna con la prima traduzione delle sue opere: Memorie Straordinarie…

Ichnussa 22

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