“Lo strazio”, poesie noir

Lo strazio, Marco Saya editore 2013

Lo strazio, Marco Saya editore 2013

“Lo strazio”, poesie noir.

“Lo strazio” di Marco Saya Editore verrà presentato a Roma presso Vradia Libreria Esoterica, ore 19,00 via Bellegra 34, 00171 Roma.

Maria Antonietta Pinna

Immaginiamo una gabbia con un passerotto dentro. L’animale non ha le chiavi per uscire, ma vorrebbe prendere il volo. Cerca soluzioni. Inizialmente sbatte le ali e la testa contro le sbarre. Ma l’evidenza satanica della loro forza gli impedisce di vincere. Le sbarre, fredde e dure non si spaccheranno sotto il peso del suo corpo per concedergli l’agognata libertà. Il passerotto è solo. Ogni tanto presenze si agitano attorno alla gabbia, ma si guardano bene dall’aiutarlo ad uscire. Il povero uccello grida. Non è negli altri che troverà l’essenza della libertà. Appena capisce questo si calma. Smette di frullare le ali, si liscia le piume, si mette un paio di occhiali da passero, si siede e comincia a leggere. Le sbarre della gabbia non si aprono, però l’uccello viaggia e conosce cose di cui mai avrebbe sospettato l’esistenza, pagina dopo pagina, lettera dopo lettera, egli apprende che se il corpo è prigioniero perché è fortemente limitato dalla materia, dalle circostanze e sfavorevoli congiunture, la mente ha un valore superiore. Può essere libera e mai rassegnata alla prigionia. “Lo strazio” nasce in un clima di forzata reclusione in una stanza d’ospedale. Nasce per caso, per ingannare il logorante ticchettio di una sveglia dozzinale appesa alla parete. Invano vi sforzerete di trovarvi fiori, colori, immagini rievocanti felici idilli e fresche primavere, perché questa raccolta è la poesia del verme, della terra, della luna che cade, del marcio svelato, della nausea del dogma, del rifiuto del buon senso di matrice catto-borghese. Questa raccolta nasce e si esaurisce nella galoppante e pulsante visione di flash evocanti spesse negatività, oscure pulsioni, giochi psicologici di logorante e perinatale evidenza. Il passero chiude il libro, tira fuori la chiave da sotto un’ala, apre la porta e vola. La vera libertà è quella del pensiero. Un corpo in catene con una mente in catene è morto, un corpo libero con una mente in catene è morto, il corpo libero con una mente libera è libero, il corpo in catene con una mente libera, si libererà prima o poi perché la creazione nasce dal pensiero e rafforza l’ego. Il corpo è spesso esso stesso una gabbia. Soltanto la mente lucida e sicura di chi crede in sé può trovare la chiave evitando le illusioni, le false credenze, l’oro di re Mida. Ognuno di noi è la sua casa. Se questa casa non ha porta tocca a noi costruirla.

http://www.eccolanotiziaquotidiana.it/maria-antonietta-pinna-lo-strazio-poesia-noir-intervista/
https://marylibri1.wordpress.com/2013/05/16/lo-strazio-marco-saya-editore/
http://www.bartolomeodimonaco.it/online/roma-presentazione-lo-strazio-di-maria-antonietta-pinna/

Lo strazio, Marco Saya Editore

Lo strazio

Forse più nota come scrittrice- anche teatrale (Mr Yod e Fiori Ciechi), Maria Antonietta Pinna, di Roma capitale, sarda di origini, ha edito recentemente per l’ editore Marco Saya (news di Milano, felicemente specializzata per la parola come ricerca) una raccolta poetica, Lo Strazio ediz., 2013) di particolare frattura con certo trend contemporaneo: bellissima la prefazione di Mario Lozzi – da cui questo significativo accenno/estratto:

“….STRAZIO è una delle esplorazioni umane vista e portata a termine da un intento nuovo e stupefacente. Perché è concepito in maniera completamente aderente alle intenzioni della donna che lo ha generato…”

Vano negarlo, almeno in Italia, certa poetica o persino casta letteraria finanche editoriale, appare da tempo arroccata vuoi da tempo in implosioni veteroumanistiche e moralistiche, vuoi nell’inerzia di certa Parola sperimentale “viaggio al termine” quasi mai riformattato in nuovi dinamismi neovisionari, chè pure l’essenza, la fisica immaginria del fare poesia, dai graffiti all’era del computer.

La Pinna, invece, da input prossimi sia al surrealismo storico che alle stesse neoavanguardie che furono, combina la parola da e verso vette di ricerca linguistica ammaliante e conoscitiva: ma non verso cieli quasi solipsisti e privi d’aria e nuvole e arcobaleni, oltre in pillole certa ossessiva grammatopatia altrove penalizzante…

Ora la parola è mera macchina desiderante, pulsionale, nuovamente eretica, nuovamente uno schiaffo all’infame buon senso politicamente, culturalmente, umanamente corretto… un arcobaleno dove il Nero riformatta il Bianco zero origine dei… Colori (Poesie Noir infatti il sottotitolo, un Noir atipico, quasi esistenzialismo elettronico, distante dalla moda pur anche positiva).

Altrove, spesso, 2 righe di Lacan o Chomsky: qua, invece certamente le Parole diverse di un Wittgenstein, la sublime-azione fatta antiverbo della miglior Kristeva, le saette iconoclastiche di una Fallaci in inedita versionepoietica.

I dis-valori diventano colori (ma sempre dal Noir come sorgente laser), l’avanguardia persino reinventa la rima finalmente oltre le liturgie ambigue dei madrigali, il canto nuovo attraversa i testi, dall’archetipo originario, ma dinamico, innestato nel divenire contemporaneo.

Soprattutto, una Poesia aperta: connessa per sua natura digitale a rimodulazioni fatali nelle sinapsi dei destinatari: la prima volta non è il traguardo ma torre di controllo per nuove volte d’orizzonti ad ogni lettura o link: diversi gli strati della faglia attiva in uno “Strazio” dell’autrice che evoca magari l’urlo celebre di Munch, ma come ossimoro macchina di disillusione e critica hard allo status quo, psicosociale, più che banalmente esistenziale: uno “strazio” urlo più prossimo a un Vagito alieno, messaggero di nuova bellezza potenziale, reinvenzione di verità molteplice.

Nella parola stessa microcronotemporale, indossata da/con passi di nanodanza, di volta in volta infra-noir (e poi rosanoir, rednoir), tra witz intermittenti di versi atipici e neoversi, fughe pulsionali, saette psicosociali, magnitudo paradossi, l’Essere sostenibilissimo, leggerissimo..

http://www.eccolanotiziaquotidiana.it/m-a-pinna-lo-strazio-marco-saya-edizioni-recensione/

(R.G.)

Lettera aperta al prof. Gian Paolo Brizzi

21_G_P_Brizzi_conclvenerdì 3 maggio 2013

Lettera aperta al professor Gian Paolo Brizzi

di Maria Antonietta Pinna

Gentile professor Brizzi,

rispondo con questa mia modesta letterina, a quanto da lei postato nel sito dell’autorevole rivista L’Espresso in data 27 febbraio 2010. Ho aspettato lungo la riva del fiume che il suo cadavere di menzogne e bugie passasse e dopo lungo attendere eccolo. Il 2 maggio 2013 passa. Tre anni dopo. Saper attendere è una qualità che mi vanto di possedere.
Ma passiamo ai fatti. Tre anni fa scoprivo che lei e la pregevole dottoressa Miriam Turrini, allieva del professor Prodi, avete dato alle stampe per la casa editrice Clueb il saggio “Il Giovin Signore in collegio”, autentica e scandalosa fotocopia della mia tesi di laurea “Il Collegio dei Nobili di Parma agli inizi del Settecento”. Ho denunciato per plagio letterario le vostre maestà. Non l’avete digerita bene e dopo l’intervista di Morgan Palmas per il blog Sul Romanzo, in cui davo indicazione di tutte le pagine copiate a menadito, mi avete denunciato per diffamazione. Eh sì, non potevo dire in questo Paese di silenzi e pecore, che vi siete esercitati parecchio con il copia e incolla. Invece di rispondere alle mie accuse, o Maestà potentissime, vi siete limitati a minimizzare il mio lavoro di scrittrice e recensionista, dall’alto del vostro pulpito di scopiazzoni del lavoro altrui.
E proprio lei, Sire, emerito professor Brizzi Gian Paolo, ordinario di storia moderna all’università di Bologna, così si esprimeva, dopo aver letto le mie accuse. Sono meno brava di lei, ma copio e incollo di seguito:

“E questa una storia che insegna molte cose. Primo insegnamento. sparla sparla, qualcosa resterà. Fin qua ha vinto Pinna. Ma a quanti hanno postato il proprio commento chiedo: è lecito dispensare giudizi senza capire con quale partito ci si stia schierando? potreste cercare di conoscere meglio Turrini, collegandovi al catalogo ICCU. Pinna insinua anche che con il plagio presunto Turrini ne avrebbe ricavato vantaggi. Di carriera? Si informino, è loro dovere morale: potrei fornire dati incontrovertibili. Economici? Se non si trattasse di un caso penoso ci sarebbe da ridere. Mi chiedo piuttosto: come mai in tutti questi anni una studiosa di qualità, quale Pinna lascia intendere di essere, non abbia pubblicato alcunché se non risibili recensioni e raccontini modestissimi? Credo che Pinna troverà la sua strada solo quando si renderà conto che non basta raccontare e raccontarsi delle storie per fare i conti con la propria vita e con le proprie presunte qualità”.

Rispondo oggi a queste sue parole con una sentenza del Tribunale di Ferrara, emessa il 2 maggio 2013, da un giudice coscienzioso:

IL GIUDICE ASSOLVE MARIA ANTONIETTA PINNA DALL’ACCUSA DI DIFFAMAZIONE NEI CONFRONTI DI MIRIAM TURRINI E GIAN PAOLO BRIZZI.

Di conseguenza, Maestà, scriverò probabilmente “raccontini” e “risibili recensioni”, ma resta il fatto che secondo un giudice io posso dire che lei, Sire, si è INTERAMENTE COPIATO LA MIA TESI DI LAUREA, PERCHE’ QUEST’AFFERMAZIONE NON COSTITUISCE AFFATTO DIFFAMAZIONE.

PUNTO.

P.S. Professore, la è si scrive con l’accento. Lo sanno tutti, anche quelli che scrivono raccontini… E dopo il punto ci vuole la maiuscola.