Maria Antonietta Pinna: Mr. Yod e l’era lunare degli dei minori, recensione

copertina facciata yodMaria Antonietta Pinna “Mister Yod non può morire” (La Carmelina, 2012).

Per gli atei è quasi un Serial Killer… per mistici e gente comune (da sempre) un Vice Padre, l’illusione dell’eterno avvenire (Freud) o bisogno di devozione legittimo o persino indiscutibile. Per i fanatici il pretesto universale di ogni genocidio. Per i cibernetici il nostro insospettato Super Ingegnere cosmico e noi come dei giocattoli elettronici in un transfinito Video Game universale (il futurologo Nick Bostrom, tra serio e cinico faceto). Per Zarathustra, semplicemente morto…

Per qualche cineasta un più umano, troppo umano dio minore (Randa Haines e “ovviamente” non a caso… Mark Medoff.)

In quest’ultimo file relativamente recente, danza forse questo canovaccio letterario di M. A. Pinna, scrittrice dalla parola complessa e eretica, polifonica e multicolore, in un filo d’Arianna di fare scrittura che attinge intenzionalmente a certa grande antitradizione alla Ionesco o allo stesso Carmelo Bene.

E l’esito è un testo ammaliante, ironico, aperto per meme a una spirale di toccate e fughe di segni, sogni, simboli, ottovolante di evocazioni e espansioni, deliziosamente oltre (altrove) il narcisismo solipsista di molto teatro letterario contemporaneo, una parola qua s-oggettiva: nulla di neorealista obsoleto, nessuna velleitaria psicoletteratura, una interfaccia invece, scrittore (scrittrice) divenire della storia umana, analisi paradossale immaginale pulsionale sui dis-valori o la cosiddetta banalità della normalità, semmai anche, di profonda superficie wildiana, piacevolissima, scorrevole.

Un Dio minore protagonista depresso, frustrato dall’Immortalità, stanco di mondi e stelle, di atomi e creature umane o aliene.

Un Dio minore che domanda disperato aiuto a un campione casuale di umani, un metodo per…. suicidarsi…..

Alla fine, più o meno ci riesce e non ci riesce. Alla fine, gli umani per vie del caso e della necessità, nonostante proposte di metodi da cult movie di Serie B ( se non quasi talk show), suggeriscono e non suggeriscono la soluzione… letteralmente universale.

Gli umani come un minuetto libero di sonnambuli si scoprono, una specie unica, tutti parenti stretti.

Il Dio minore alla fine, quasi rimpiange, la sua reale/apparente dissoluzione, pur tanto desiderata: ribadisce il suo autentico sconcertante messaggio contemporaneo (che pure toglie il sonno dalla modernità a ogni scuola di filosofi perditempo e viziati – o banali paranoici intellettuali):

“Cari umani, mi avete rotto i … coglioni, arrangiatevi!”. Ma nessuna soluzione finale, teatrale, con scenografie alla Noè o Sodoma e Gomorra, figurarsi l’apocalisse nucleare.

Oppure, un segreto criptato più progressista e innovativo: “basta con la solitudine di astri infiniti, sono un bambino, giochiamo a big bang?”.

M.A. Pinna narra un affresco simultaneo e con cifra (a parte Bene) più europea (non solo Ionesco o Wilde) che italica-mediterranea: la fine degli Dei e del teatro e delle maschere pesanti: per una parola invece non banalmente liquida e minimale, ma immateriale e pulsionale, acqua leggera “atomica” per liberare i… 4 elementi, far parlare le nuove aurore dove un giorno gli umani magari giocheranno con gli dei sulla Terra in volo negli spazi sconosciuti.

Magari con una strana astronave a forma di scopa siderale, la nuova computer age di Lilith e l’umanità postlunare….

RobyGuerra

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