La pioggia

La pioggia

poesia da “Crisopeie in tagli vivi”, Maria Antonietta Pinna

La pioggia m’avvolge
nel suo lucido bacio di vetro,
come carezza di carta vetrata
sulla punta di un iceberg.
Acqua che fai rumore dentro e fuori,
eco di silenzi inespressi,
di lontane radici che sotto terra
si danno la mano,
vieni
acqua come ago,
trasparente di sensi anemocori,
vieni a trafiggere piano
i dedali composti oltre la pelle.
Mi chiedo alle volte a che pensi
nel tuo scorrere, sostare,
pura, imputridita, mare, oceano, lago,
scorrere, bucare.
Sola nella curva delle tue trasparenti vene,
a che pensi,
e quali pene e quale vita
porti. Forse qualche sogno riflesso
d’aborti di cielo.
Un bradipo vola portando con sé
frammenti di un pegaso bacchico
squartato e fatto a pezzi.
Tu pioggia che cadi sei solo il suo grasso
onirico,
la sua stupefatta lacrima di punti,
curva occulta di nitriti,
esulanti in grevi arcobaleni.
Vieni, pioggia,
vieni,
buca la distanza degli occhi
dal miele amaro del giorno,
brucia nel cantico del sogno,
svaporami negli interstizi visionari del senso,
cadi, sferza buchi chiari di pupille nelle mani,
nei piedi scava menti,
sgocciola sui miei capelli mannari.
Con il tuo sound io penso.

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