Aleister Crowley e il dio occulto

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Aleister Crowley nasce il 12 ottobre 1875 a Leamington, cittadina della contea del Warwickshire, in Inghilterra. Figura ambigua, esperto di arti occulte. Fu anche alpinista, artista, poeta. Allevato in una famiglia fortemente religiosa, dopo la morte del padre a causa di un cancro alla lingua, cominciò a sviluppare una visione del mondo lontana dalla fede cristiana.
Nel 1920 prese in affitto una villa a Cefalù per praticare riti, creando l’Abbazia di Thelema e l’O.T.O, corpo di iniziati operanti per far rivivere la tradizione magica attraverso pratiche di magia sessuale.
Così “l’uomo più cattivo che sia mai esistito”, assunse il nome della Bestia 666 con relativo simbolo ma non si definì mai satanista, anzi mise in dubbio la stessa esistenza del diavolo. Eppure nel Quinto Grado dell’O.T.O. (Ordo templi orientis) sostituì il rito tradizionale con un simbolico rinnegamento del Cristianesimo storico, attraverso un rituale che includeva la crocifissione di un rospo battezzato nel nome di Gesù.
I riti accompagnati dai vari ornamenti simbolici, diventano per Crowley pretesto per estrinsecare senza restrizioni la sua bisessualità, la morbosa attrazione per il putrescente, gli escrementi, l’orrido. La conoscenza esoterica è rifugio istituzionalizzato con la creazione di una setta organizzata, per dar sfogo al “fai ciò che vuoi”, in un’assenza di regole e sfrenatezze mascherata dalle regole del rituale.
Crowley aveva bisogno di elaborare un sistema per poter vivere senza regole. Tant’è che condannava molte pratiche sessuali da lui stesso praticate, se realizzate al di fuori del contesto magico. Il potere santificante della magia gli consentiva di compiere atti sessuali che in un contesto normale gli avrebbero procurato forti sensi di colpa. Il mago, per mantenere l’omeostasi dell’io ebbe bisogno di creare una nicchia autodifensiva nella quale poteva far agire la sua volontà ed il suo piacere individuale in nome della sapienza, della conoscenza cosmica e delle operazioni occulte del serpente di fuoco o kundalini, identificato anche con la Donna Scarlatta. Kenneth Grant, dopo la morte di Crowley assunse la guida dell’O.T.O. Descrive, naturalmente dal suo punto di vista perfettamente opinabile, la magia del Thelema in un libro la cui lettura si rivela comunque interessante: “Aleister Crowley e il Dio occulto”.
Il testo, al di là delle intenzioni dell’autore, dimostra in modo inequivocabile che La Bestia fosse un profondo conoscitore di occultismo, numerologia, magia egizia, simbologia, che fosse anche artista non disprezzabile. Grant tuttavia non può certamente dissipare certe ombre. Crowley ricerca l’ultrafisico e intanto si abbandona alla fisicità, fa abbondante uso di sostanze stupefacenti fino alla morte, sfrutta l’elemento femminile nei propri riti senza preoccuparsi se le donne utilizzate allo scopo avessero una sufficiente stabilità mentale. Si produssero in molte di esse casi di “straniamento” dovuto al contatto con una materia così “pericolosa”.
Il sentiero della mano Sinistra, diventa così percorso che egli attraversa per cauterizzare le falle della sua disturbata personalità, destinata a conservare un tono ambiguo fino alla fine.
Molto più chiari gli intenti di LaVey che ebbe contatti con Crowley ma si distaccò dal movimento dello stesso. LaVey dichiarò apertamente di essere satanista e celebrò il culto dell’individuo attraverso la Chiesa di Satana e la sua Bibbia.
La Bestia fu abile manipolatore anche e sopratutto della sua mente. In un’operazione tesa a mantenere l’equilibrio del Se, ritualizza le sue inclinazioni, dando loro attraverso il sigillo del rito, una giustificazione accettabile,in modo da evitare la nevrosi. La sua attrazione per l’orrido e i materiali di scarto come gli escrementi, e i fluidi mensili della donna, denuncia un’infantile volontà di autoaffermazione.
L’uso di una simbologia e di un linguaggio esoterico complicato di simboli astrali, fallici, femminili, di formule collegate ad antiche leggende, la volontà di dominare il sogno, l’idea del contatto con entità extraterrestri, nascondevano le ossessioni del mago. L’uso di oppiacei e cocaina serviva a distogliere il pensiero da quello che era il nodo centrale. La ricerca di qualcos’altro celava lo scopo principe di Aleister Crowley: esorcizzare se stesso, rendere accettabile la propria natura.
Un libro dunque, quello di Grant da leggere con necessario distacco, con l’occhio lucido di chi sa che dietro eoni, sistemi di dei, culti, zone di potere, riferimenti al sanscrito, a riti voudù, alla cabala e quant’altro, in un miscuglio da pozione, si nasconde il vizio dell’animale uomo di sopravvivere a se stesso in una dinamica di accettazione dei propri istinti, annullando la vergogna che ne deriva attraverso operazioni di magia rituale.
L’attribuzione del titolo di maestro o saggio a personaggi della portata di un Crowley e il fascino che questi ha esercitato anche su artisti di un certo livello come Lowecraft, dovrebbe far riflettere. Maestro di cosa? Maestro per chi? In fondo non ha inventato niente di più che l’arte di illudere applicata a se stesso e agli altri, la volontà di congiungere il Futuro (superconscio) con il Passato (subconscio) attraverso simboli e parole. Ci sono suoni che hanno un potere simile a quello dei “sigilli dimenticati”, suoni in grado di influenzare le persone… “Incantesimi, formule magiche, barbari nomi di evocazione sono altrettanti sistemi per individuare e controllare energie subconscie…”.
Il libro di Grant, se si supera il giudizio dell’autore su Crowley che può o non può essere condiviso, si legge come un romanzo nell’ottima traduzione di Paolo Valli, e contiene informazioni interessanti su riti, dei e religioni antiche, sui numeri e la loro attribuzione ad un principio maschile e femminile, sulle pratiche tantriche, miti sabbatici e stregoneschi, sulla magia del subconscio.
Leggetelo. Tra un intervallo e l’altro del giorno…

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