“Quello che la scuola non dice”, il lato oscuro dell’arte e della storia

Sul Romanzo_Leonardo

http://www.sulromanzo.it/2010/02/quello-che-la-scuola-non-dice-il-lato.html

Leonardo da Vinci (1452-1519), il genio con la g maiuscola, inventore, pittore, scultore, scienziato, ingegnere, anatomista, musicista. Un talento universale, fecondo, inesauribile. Una mente vulcanica. Padre dell’enigmatica Gioconda, del simbolico Cenacolo, della Vergine delle Rocce.
Chi non conosce le sue opere?

L’immagine della Monna Lisa campeggia su cartelloni pubblicitari, magliette, libri, giornali e ha fatto il giro del mondo.
Figlio illegittimo di Francesca e del notaio Ser Piero da Vinci, Leonardo si rivelò precocemente curioso nei confronti della natura e dell’uomo. Indagatore audace, sperimentatore.
I libri di scuola ci insegnano a decifrare il valore dei suoi dipinti, la collocazione spaziale delle figure o la prospettiva. L’indagine riguarda i colori, i gesti dei personaggi, la dolcezza o il realismo dei tratti somatici.
Quello che non si dice è che Leonardo fu pedofilo. A 24 anni due denunce anonime lo accusavano di sodomia con un modello di diciassette anni, Jacopo Saltarelli. Il coinvolgimento nelle denunce di personaggi illustri come Leonardo Tornabuoni gli consentì di essere assolto.
Nel 1490 incontra il decenne, secondo il Vasari bellissimo, Gian Giacomo Caprotti detto il Salaino. Quest’ultimo, raffigurato in un ritratto attualmente esposto ad Oxford, fu di temperamento nervoso, “ladro, bugiardo, ostinato e ghiotto”, mutevole d’umore, abituato alla vita di strada.
“Il diavolo”, Salai, seguiva Leonardo in tutti i suoi viaggi e venne introdotto a corte come domestico.
Nel 1524 una schioppettata, partita incidentalmente o forse nel corso di una rissa, pose fine alla sua inquieta esistenza.
L’attenzione per l’infanzia è un fenomeno relativamente recente. Più si va indietro nel tempo più aumentano le possibilità di abusi sessuali nei confronti dei bambini, come giustamente sottolinea De Mause.
Soltanto in epoca moderna nasce l’idea dell’infanzia come categoria antropologica degna di definizione e cure.

All’epoca di Leonardo le botteghe erano piene di fanciulli desiderosi di apprendere l’arte dei loro maestri e non sempre i rapporti erano limpidi.
Certo l’idea di un genio parafilico, con preferenze sessuali deviate, rientra a pieno titolo in “quello che la scuola non dice”.

Si studiano le biografie di grandi intellettuali e filosofi, omettendo particolari scottanti che potrebbero essere interpretati come “diseducativi”. Questo perché si dà per scontato che sia giusto presentare gli uomini che hanno fatto la storia come intoccabili, puri, perfetti. Questo errore di fondo cala gli studenti in un universo surreale, non corrispondente alla realtà. Si accentua dunque il divario tra scuola e verità.
Che Platone non sia stato soltanto un grande pensatore, ma anche un inveterato pederasta, non si può dire, evitando così di informare i giovani sul fatto che la pederastia in Grecia era considerata normale.
Santippe, moglie di Socrate, non aveva di certo l’esclusiva. Il filosofo si divertiva parecchio con amanti giovani e di sesso maschile.
L’irreale aura di santità con cui filosofi, condottieri, conquistatori, scrittori, poeti, vengono presentati crea una cesura tra noi e la storia.
L’idea che personaggi che hanno contribuito al benessere e progresso dell’umanità possano avere un lato oscuro fa orrore. L’altra faccia della medaglia non viene neppure contemplata nei programmi ministeriali delle scuole superiori, col pretesto che sarebbe forse “diseducativo” presentare la verità nuda e cruda.
Un quindicenne qualsiasi la verità la conosce da Internet, dai giornali e dalla televisione e non sempre nel modo giusto.

La scuola rimane un “mondo altro”, metafisico, una sorta di tempio inviolabile in cui educatori non sempre preparati, versano fiori sugli altari di uomini e donne famose.
Si evita con accuratezza di dire che qualsiasi uomo è un impasto di bene e di male. I santi senza macchia non esistono.

Edgar Allan Poe era un drogato visionario, ciò non toglie che possa essere considerato un maestro dell’horror, grande anticipatore del romanzo poliziesco.
Il pensatore tedesco Arthur Schopenhauer ne “L’arte di trattare le donne”scrive sul gentil sesso frasi attribuibili ad un idiota integrale.
Il difetto si annida in tutti gli uomini e l’arte o il genio non rappresentano valide giustificazioni per nasconderlo.
Occultare il cadavere dell’errore potrebbe essere uno sbaglio.
Perché non ammettere che intelligenza e vizio possano convivere in un medesimo corpo? Si può essere fragili ed irascibili insieme.
Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (1571-1610) aveva un carattere rissoso, nonostante di fatto fosse costituzionalmente debole a causa della malaria.
Il pittore non aveva una condotta morale irreprensibile, anzi si intratteneva con donne di malaffare, dentro bische e osterie. Ritraeva spesso gente di strada nella violenta luce chiaroscurale dei suoi dipinti. Fu pure omicida di Ranuccio Tommasoni e frequentatore delle carceri di Tor di Nona. Girava armato e pronto alla rissa.
Davvero un pessimo soggetto, eppure guardando un quadro del Caravaggio si rimane ammaliati.
Le figure escono plasticamente dalla tela, tavernieri, osti, meretrici in abiti da sante, parlano il linguaggio segreto, misterioso ed universale dell’arte vera.

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