Censura e blog: il primo caso di censura preventiva per Sul Romanzo?

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Censura e blog: il primo caso di censura preventiva per Sul Romanzo?

di Francesco Forestiero

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Cos’è questo?

È un estratto dell’art. 21 della nostra Costituzione, l’articolo che legifera la libertà di stampa nel nostro Paese.

Perché vi parlo di tutto ciò? Semplice: perché in questi giorni si sta verificando un ennesimo caso di censura. Una censura anomala, però. Una censura preventiva, che ricorda molto il Grande Fratello di George Orwell.

Questa volta la storia che vi racconto non risiede dietro un libro, ma si cela in qualcosa che rappresenta in tutto e per tutto la cultura e la lettura al pari di una grande opera letteraria: un blog. Ma non un blog qualsiasi. Sto parlando di Sul Romanzo, il noto sito curato da Morgan Palmas, che racchiude notizie, curiosità, recensioni e pareri autorevoli. Uno dei progetti più seguiti in Rete che risiede su Blogspot, il circuito di blog di Google.

La vicenda parte da un post, anzi due: uno pubblicato il 26 febbraio e l’altro il 3 marzo 2010.

I due post in questione riguardano la vicenda di Maria Antonietta Pinna. Una collaboratrice di Palmas che, venendo a contatto quotidianamente con i libri per lavoro, si rende conto di un possibile caso di plagio operato nei suoi confronti.
Nel particolare, la contraffazione riguarderebbe la sua tesi di laurea che, secondo Pinna, sarebbe stata copiata dalla docente Miriam Turrini al fine di utilizzarla per la pubblicazione di un libro. Quest’ultimo coinvolge, poi, un altro nome, il dott. Gian Paolo Brizzi, curatore del volume.
I due docenti si sarebbero disinteressati di coinvolgere l’ex studentessa, sfruttando il suo lavoro e perpetuando un brutale copia-incolla.

È allora che Palmas dedica all’accaduto i due post in oggetto. Titolando il primo Malauniversità: baroni e furbizie accademiche? e il secondo Maria Antonietta Pinna, Turrini, Brizzi: svelamento continuo del copia e incolla.

La vicenda passa subito in primo piano e viene ripresa dal blog Piovono Rane e dall’Espresso online che gli dedica un bell’articolo corredato anche da un’intervista.

Turrini e Brizzi replicano alle accuse, e lo fanno dalle stesse pagine dell’Espresso.
Poi, non succede nulla fino all’11 ottobre, quando Palmas si ritrova nella posta questa mail:

“Hello,
We’d like to inform you that we’ve received a court order regarding your
blog http://sulromanzo@gmail.com. In accordance with the terms of the
court order, we’ve been forced to remove the following posts:

http://sulromanzo.blogspot.com/2010/02/malauniversità-baroni-e-furbizie.html

http://sulromanzo.blogspot.com/2010/03/maria-antonietta-pinna-turrini-brizzi.html

A copy of the court order we received is attached.

Thank you for your understanding.

Sincerely,
The Blogger Team”

con in allegato un documento, nel quale si precisa che, per indagini in corso, la Polizia di Stato (Compartimento dell’Emilia Romagna, sezione di Ferrara) chiede a Google di cancellare i due post, visto che vi è un reato “di cui all’art. 595 del Codice Penale per diffamazione con pubblicazione di articoli postati sul sito internet http://www.sulromanzo.blogspot.com”.

Il giorno dopo (12 ottobre) Palmas pubblica un altro post: Esistono azioni fasciste online?

“Ora – come dice lo stesso Palmas – qui non è in discussione la verità o la falsità di Pinna, Turrini, Brizzi. Sarà la magistratura a fare il suo corso”.

E continua: “Ciò che invece è a dir poco incredibile è che per una richiesta di accertamenti si finisca con l’oscurare un post, quello del 3 marzo (ieri per alcune ore è rimasto oscurato anche quello del 26 febbraio, fatto strano almeno). Quindi Google, stando ai fatti presenti, ha portato in atto la richiesta del Sostituto Procuratore di Ferrara cancellando un post di Sul Romanzo: è o non è diffamazione? Chi lo ha stabilito? Senza neppure il vaglio di un giudice. Di che cosa sarebbe colpevole il sottoscritto, di avere messo a disposizione di una persona un canale informativo per spiegare le sue ragioni?”.

Beh, questa è la storia.

Lascio ogni commento e ogni giudizio a voi e agli esperti…

Spero solo che – come afferma il blog The Brain Machine – non si dimentichino e, soprattutto, non si verifichino più casi come quello di Carlo Ruta.

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