“Svelamento continuo del copia e incolla”, Brizzi, Turrini.

• PARTE PRIMA

Questa intervista è stata realizzata dal blog “Sul Romanzo” a Maria Antonietta Pinna. “L’espresso” la riporta per dovere di cronaca.
Questa è l’intervista che ha procurato la denuncia per diffamazione.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/la-prof-mi-ha-copiato%3Cbr-%3E-le-ho-fatto-causa/2121891)

Ciao Maria Antonietta, abbiamo deciso di raccontare brevemente che cosa ti è accaduto per fornire ulteriori elementi di discussione ai nostri lettori riguardo un caso di “furto” accademico. Ma iniziamo dall’inizio: quando e dove ti sei laureata? Titolo e argomento della tua tesi?

Mi sono laureata all’Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero, il 28 giugno 1999, giorno del mio compleanno. La Tesi: “Il Collegio dei Nobili di Parma agli inizi del Settecento”: già giudicata favorevolmente dalla Casa Editrice Battei, è dotata di un notevole apparato di note e di una ricca bibliografia. Si tratta de l’analisi, il commento e la trascrizione fedele della Regola di un documento d’archivio o manoscritto inedito risalente agli anni 1710-13: Gallarate, Collegium Aloysianum, Archivio storico, Diario del Collegio dei Nobili. Regole, Avvisi, Istruzioni pel Convitto de’ Nobili in Parma. Il documento che si divide in due parti, Regola e Diario, descrive la vita di nobili convittori all’interno di un collegio diretto dai gesuiti. Il volume, frutto di un lavoro certosino ed attento durato quasi un anno, si sofferma sugli aspetti più curiosi ed interessanti della vita quotidiana dei collegiali, mettendone in evidenza le abitudini alimentari, l’abbigliamento, le norme di comportamento, le malattie e tutte le attività svolte: teatro, esercizi cavallereschi, giochi, etc.

Nome del tuo relatore? Altri nomi da segnalare?

Il relatore prof. Antonio Manconi, correlatori Miriam Turrini, e Raimondo Turtas.

Poi che cosa è accaduto?

Dato che vendo libri sul web, navigando, per caso ho notato il titolo di una pubblicazione: “Il giovin Signore in Collegio”, di Miriam Turrini a cura di Gian Paolo Brizzi, titolo recensito anche dalla Gazzetta di Parma con frasi elogiative. Si trattava della trascrizione di un documento manoscritto inedito riguardante la vita e le attività degli studenti del Collegio dei Nobili di Parma, per gli anni 1710-1713. Mi insospettisco. L’indomani mattina vado alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e trovo facilmente il libro. Perfetto. Il dubbio si tramuta in dolorosa certezza. In pratica Miriam Turrini si è pubblicata tutta la mia tesi di laurea. Il documento in appendice è la fotocopia della mia trascrizione. Ma il fatto che colpisce di più è che la docente si è esercitata col copia e incolla pure sul saggio introduttivo. In pratica tutto il documento trascritto da me nella tesi di laurea (da pag. 417 a pag. 613) è contenuto interamente nel libro della Turrini. Inoltre: Tesi Pinna: pag. 417-418 corrisponde a pag. 312-313 libro Turrini Tesi Pinna pag. 419 a 447 corrisponde a: da pag. 435 a 454 libro Turrini. Tesi Pinna da pag. 448 a 456 corrisponde a: da pag. 267 a pag. 271 libro Turrini Tesi Pinna pag. 457 corrisponde pag. 456 libro Turrini Tesi Pinna da pag. 458 a 613 corrisponde a: da pag. 457 a pag. 555 libro Turrini, etc.etc. Questo per citare soltanto alcuni esempi.

Quali sono stati i tuoi primi pensieri dopo l’amara scoperta? Il primo pensiero è stato quello di fare una denuncia. E le prime tue azioni?

Ho scritto un articolo: “I sorbonagri, storia di un plagio” che è stato pubblicato su Internet da vari siti in particolare dal sito “Emigrati Sardi”. L’articolo è stato pubblicato anche da un giornale siciliano: “La voce dell’Isola”. Ho scritto a “Mi manda Rai Tre”. Letizia Maurelli mi ha risposto. Tutto bene. Dovevo andare in onda per raccontare la storia del plagio. Dopo che hanno saputo i nomi dei professori coinvolti nella storia, hanno fatto dietro-front. La Maurelli mi ha detto che “son cose che succedono”. “Il pubblico non è interessato a questo genere di storie”. Ho scritto anche alla Gazzetta di Parma che ha pubblicato una recensione sul libro. Mi hanno risposto con sufficienza, sostenendo che quello che dicevo non poteva in alcun modo interessarli.

Parlaci dello stato attuale delle cose.

Ho presentato una denuncia per plagio letterario. Il libro di Miriam Turrini è stato presentato a dotti convegni di altrettanto dotti professori che ne hanno lodato il contenuto. Viene venduto in libreria e su web. Questo è lo stato attuale delle cose.
PARTE SECONDA. Riporto qui di seguito alcune parti oscurate:

Svelamento continuo del copia e incolla:

La dottoressa Turrini dice che non è vero che da pag. 265 a pag. 555 de “Il giovin signore” “abbia riprodotto esattamente la trascrizione della Regola, fatta da me nella mia tesi di laurea da pag. 417 sino a pag. 613”. Falso!! Perché corrisponde esattamente alla verità, nello specifico andiamo a confrontare le pag. 267-268 de “Il giovin signore” con le pagine 448-449 della tesi di laurea in questione. Sono trascritti, seguendo le stesse regole paleografiche: “ALTRE COSE STRAORDINARIE /55/, PER LI BALLARINI DI CORDA E SIMILI /57/, PER IL LOTTO – PER LI NUOVI MINISTRI D’ESERCIZI CAVALLERESCHI. PER QUANDO SI LICENZIA SERVENTE O PREFETTO. Corrisponde anche la numerazione delle carte, trattandosi della medesima trascrizione del medesimo documento. Confrontiamo anche le pag. 450-451 in Pinna con le pag. 451-452-453 della Turrini. Vi si leggeranno i seguenti paragrafi: PER LA SERVITU’ CHE SI AMMETTE AL SERVIZIO; PER QUANDO OCCORRE LA MORTE D’UN SIGNORE COLLEGIALE; PER LA MORTE DE’ NOSTRI PADRI /65/. Anche in questo caso il numero delle carte corrisponde, trattandosi della medesima trascrizione del medesimo documento. Confrontiamo ancora le pag. 453-454-455-456 della Pinna con le pag. 270-271 della Turrini. Vi si leggeranno: PER LA MORTE DE’MINISTRI DEGLI ESERCIZI CAVALLERESCHI; PRAGMATICA PER LI VESTITI DA CAMPAGNA /66/. PER LA VISITA DI COLORNO; BECCARIA IN CASA. Mettiamo a confronto pag. 272-273-274-275 della Turrini con pag. 608-609-610-611-612-613 della Pinna. Vi si troverà il LAUS DEO CON I TOMI I-II-III-IV-V. Si confrontino altresì le pag. 312-313 della Turrini con le pag. 416-417 NOTIZIE ED AVVERTENZE PER L’USO DI QUESTO DIARIO. A pagina 313 della Turrini si legge: RISTRETTO DI QUANTO SI CONTIENE NE 4 TOMI DI QUESTO DIARIO. Notare bene quanto scritto a pag. 456 della tesi. C’è un INDICE che in pratica corrisponde al ristretto Tomo I contenuto nel libro della Turrini, cambia soltanto la numerazione delle pagine, perché la Turrini ha usato la copia conservata nell’Archivio Generale delle Scuole Pie a Modena, mentre la sottosscritta ha utilizzato la copia conservata nell’archivio di Gallarate, ma il documento è lo stesso. Trattandosi di un manoscritto le pagine possono anche non corrispondere in copie diverse per il fatto che i caratteri scritti a mano possono occupare più o meno spazio). Vediamo la sequenza di pagine della tesi, pag. 457-458-469-472-481-485-487-458-469-472-481-485-487-493-500-511-514-520-526-527-540-541-548-550-551-573-576-586-593-597 dove ci sono i vari indici e confrontiamoli con i titoli dei paragrafi indicati dalla Turrini nel ristretto. I titoli indicati dalla Turrini corrispondono ai titoli di quanto trascritto da me nelle suindicate pagine. Ciò dimostra non soltanto che si parla dello stesso argomento, il che è ininfluente, ma che si tratta dello stesso documento. Il documento conservato a Modena è una copia di quello conservato a Gallarate. Inoltre la Turrini ha trascritto abbondantemente anche parti del documento di Gallarate, infatti il numero delle carte corrisponde (come ho spiegato prima, per esempio pag. 267-268 Turrini con pag. 448-449 Pinna). Confrontiamo tomo V indicato da Turrini p. 315 con la pag. 613 della Pinna (copie dello stesso indice anche se tratte da copie dello stesso documento). Lo stesso dicasi per Tomo I pag. 609 Pinna con 313 Turrini; Tomo III P. 610 Pinna con 314 Turrini (che indica Tomo III). Alcune voci ( tipo VILLETTA DI SAN PELLEGRINO; PER QUEI SIGNORI CHE VANNO E VENGONO…) che in Pinna sono contenute nel Tomo III in Turrini in Tomo II, cfr. p. 314 Turrini, p. 610 Pinna, questo perché cambia la numerazione delle carte, trattandosi di copie dello stesso documento manoscritto. Un altro esempio : ACCADEMIA DI LETTERE e CONCORRENZA, in Turrini p. 315, tomo IV, in Pinna p. 613, tomo V. Altri esempi: SERIE DELLE OPERAZIONI QUOTIDIANE; LEVARE PER LI GIORNI DI LAVORO; PER LI GIORNI DI FESTA E VACANZA; TEMPO DELLA PRIMA CAMPANA SINO ALLA SCUOLA ; TEMPO DELLO STUDIO LA MATTINA; DELL’ANDAR A SCUOLA; PRIMA ORA DI SCUOLA; RESTO DELLA SCUOLA SINO ALLA MESSA; MESSA; TEMPO DEL PRIMO AVANTI LA TAVOLA; PRIMA TAVOLA; SECONDA TAVOLA DELLA MATTINA; TEMPO DI RICREAZIONE DOPPO TAVOLA; FINE DELLA RICREAZIONELA MATTINA; PRIMA ORA DI SCUOLA; DOPPO IL FINE DELLA SCUOLA LA SERA; DALL’AVE MARIA SINO AL PRINCIPIO DELLA CENA; DALL’AVE MARIA SINO AL PRIMO DELLA CENA; DELLA CENA E RICREAZIONE DOPPO ESSA; DELL’ORAZIONE E ANDAR A LETTO, DA PAG. 435 A PAG. 454 DELLA TURRINI CORRISPONDONO A PINNA DA PAG. 416 A PAG. 447. Pag. 455 Turrini, INDICE CORRISPONDE INDICE Pag. 456 PINNA. Pag, 456 Turrini AVVISI A TUTTA LA SERVITU’ DI CASA, IN ORDINE corrispondente a pag.. 457 PINNA. Vediamo adesso i seguenti paragrafi: PER LE MUTAZIONI DELLE CAMERATE; RICORDI A SIGNORI IN OCCASIONE DELLE MUTAZIONI DELLE CAMERATE; IN ORDINE AL COLLEGIO; IN ORDINE A VOI, ‘A CAVAGLIERI COMPAGNI CO’ QUALI E’ CIASCHEDUNO; MASSIME PER ILCONVIVERE ORA VOI ALTRI DA VERI CAVALIERI; A PREFETTI DOPO LE MUTAZIONI; A’ CAMERIERI PER LE MUTAZIONI; PER IL FUOCO; CIRCA LO STARE AL FUOCO DE’ SIGNORI; DISTRIBUZIONE DE’VESTITI LASCIATI DA’ SIGNORI IN GUARDAROBBA NELLA LORO PARTENZA DAL COLLEGIO, PER LI CAMERANTI, ED ALTRA SERVITU’ DI COLLEGIO; ORDINE PER LO SCOPARE; DISTRIBUZIONE DEGLI UFFIZI; ORDINE DEL SERVIRE IN TAVOLA, TAVOLA ANTIPRIMA; INDICE ; SCUOLE; PER LE SCUOLE ALTE; RIPETIZIONI; CONFERENZE; INFORMAZIONE PER GLI ESAMI DE’ SIGNORI FILOSOFI E LEGGISTI ; PER LE SALETTE DI FILOSOFIA; CIRCA LE LEGGI; CIRCA LA LEZIONE D’ORDINARIA CIVILE ; PER LA LEZIONE DI FEUDALE; RICORDI A SIGNORI CHE STUDIANO LEGGI; RICORDI ‘A SIGNORI DELLE SCUOLE SUPERIORI ED INFERIORI; PER LE SCUOLE ALTE; Sono contenuti da pag. 463 a pag. 497 DELLA PINNA UGUALE a TURRINI DA pag.. 457 a pag. 483. Poi pag. 485-486-487 TURRINI: PER LE SCUOLE BASSE, corrisponde a pag. 497-498-499-500 Pinna (AVVISI PER APPROFITTARSI NE’ STUDI TANTO PER LE BASSE QUANTO PER LE ALTE). Da pag. 487 fino a 555 cfr. Turrini , corrispondono esattamente a Pinna da pag. 500 a pag. 606, parola per parola: PER LE SCUOLE BASSE, STUDIO DI CASA; ANDAR A SCUOLA E IN ISCUOLA; PER LA DIGNITA’ DELLE SCUOLE; MANCIA ALLO SCOPATORE; A PREFETTI DELLE SCUOLE INFERIORI; PER I MAESTRI DELLE SCUOLE INFERIORI; AL MAESTRO DELLA SCOLETTA; PER LE RIPETIZIONI; PER IL PASSAGGIO; NOTA DELLE ORE NELLE QUALI SI SUONA LA CAMPANA DELLA SCUOLA; OTTOBRE; NOVEMBRE; MARZO; APRILE; AGOSTO; VACANZE PER LE SCUOLE ALTE; DECEMBRE; GENNARO; FEBBRAJO; MARZO; APRILE; MAGGIO; GIUGNO; LUGLIO; AGOSTO; NOTA DELLE VACANZE PER LE SCUOLE BASSE; OTTOBRE; NOVEMBRE; DICEMBRE… e seguenti senza interruzione alcuna, PER LE DISPUTE DI FILOSOFIA SU BANCONI A SAN ROCCO, PER LA MANCIA AL BIDELLO NELLE SCUOLE DI SAN ROCCO, ED ALLI SCOPATORI; PER IL PRINCIPIO DELL’ESTATE; PER LE DISPUTE PUBBLICHE CIRCA LE STAMPE; INVITI PER LE DIFFESE; DIFESE; PER ILGIORNO DELLE DIFESE SOLENNI; PER IL GIORNO DELLE DIFFESE CIRCA IL DISPENSARE LE CONCLUSIONI; PER IL GIORNO DELLE DIFESE; PER QUANDO DIFENDE E ARGOMENTA IL SIGNORE, PRINCIPE DELL’ACCADEMIA; PER LA MUSICA; PER QUANDO SI DEDICANO LE CONCLUSIONI AL SERENISSIMO SIGNOR DUCA, E AD ALTRI; PER LE DISPUTE DI LOGICA; E DI PARTE DELLA LEGGE; PER DOPPO LE DIFESE; TRATTAMENTO PER LE DIFESE; SPESE PER LE DISPUTE SOLENNI; QUANDO SONO DI LOGICA O INSTITUTA; CARNEVALE CIRCA LE COMEDIE; INDICE; CIRCA LE COMEDIE; RICORDI AGLI ACCADEMICI DELLE COMEDIE; ALTRE NOTIZIE; REGALO AGL’ACCADEMICI; AVVISI ‘A PREFETTI PER LE COMEDIE; SPESE PER LE COMEDIE 1712; PER LE OPERE DEL CARNEVALE AVVERTENZE PREVIE; PROVA PRIVATA DELL’OPERA; INVITO PER L’OPERE; CIRCA L’INTRODURRE E DISPORRE A LUOGHI; PER LE GUARDIE ED ALTRO NEL GIORNO DELL’OPERA; DISPOSIZIONE DEILUOGHI PER LE RECITE PUBBLICHE NEL TEATRO GRANDE; ASSISTONO E DANNO POSTO; ALTRE COSE DA OSSERVARSI NEL GIORNO DELLA RECITA; DISPOSIZIONE DEI LUOGHI PER LE RECITE PUBBLICHE NEL TEATRO GRANDE; AVVISI A SIGNORI PER LE AZIONI DEL CARNEVALE; AVVISI SOLITI A DARSI AL PADRE RETTORE O DAL PADRE MINISTRO A NOME DI ESSO…; AVVISI PER QUANDO SI PRUOVANO LE AZIONI IN PALCO; AVVISI A SIGNORI CIRCA IL VESTIRSI E LO STARE IN PALCO; IN PALCO; AVVISI ‘A PREFETTI; AVVISI PER LI CAMERIERI; SI FA UNA LISTA PER LA DISTRIBUZIONENDI VARI UFFIZI IN PALCO NELLA MANIERA CHE SEGUE…; ALTRA LISTA PER DIVERSI UFFIZI; QUARESIMA; INDICE; QUARESIMA, PER LA QUARESIMA; PER QUELLI CHE NON OSSERVANO LA QUARESIMA; PER IL DIGIUNO; TRATTAMENTO IN QUARESIMA; ALTRE NOTIZIE ED AVVERTENZE PER LA QUARESIMA; PER LE PREDICHE; AVVISI ‘A SIGNORI PER LE PREDICHE; A CAMERIERI; A PREFETTI; VENERDì DI QUARESIMA; PER LI VENERDì DIMARZO; PER GLI ESERCIZI SPIRITUALI; COSE DA RACCOMANDARSI DAL PADRE CONFESSORE; PER LA MESSA VOTIVA SOLENNE IN MUSICA SAN FRANCESCO BORGIA…; SPESE FATTE NELLA DETTA MESSA LI 22 APRILE 1710; SPESE FATTE NELLA DETTA MESSA LI 6 MARZO 1711; AVVISI ‘A CAMERIERI PRIMA DI PASQUA; PER LA SETTIMANA SANTA, DOMENICA DELLE PALME; MARTEDI’ SANTO; MERCOLEDì SANTO; GIOVEDì SANTO; VENERDì SANTO; PER L’ACCADEMIA DELLA PASSIONE; SABBATO SANTO; IMPIEGHI DI DON PAOLO SACCO IN COLLEGIO. In pratica tutto il documento trascritto da me nella mia tesi di laurea (da pag. 417 a pag. 613) è contenuto interamente nel libro della Turrini, come dimostrato dagli esempi suindicati con indicazione del numero di pagina corrispondente e titoli dei paragrafi. Esemplificando al massimo: Pinna: pag. 417-418 corrisponde pag. 312-313 Turrini Pinna pag. 419 a 447 corrisponde a: da pag. 435 a 454 Turrini. Pinna da pag. 448 a 456 corrisponde a: da pag. 267 a pag. 271 Turrini Pinna da pag. 457 corrisponde pag. 456 Turrini Pinna da pag. 458 a 613 corrisponde a: da pag. 457 a pag. 555. In buona sostanza, gli esempi, tratti da attenta analisi dimostrano in modo incontrovertibile che tutto il documento trascritto dalla dottoressa Pinna, ossia la regola di Padre Antonio Magaza, è presente nel libro della Turrini. Ed è proprio il documento di Padre Antonio Magaza a fare la differenza, ossia a dare al testo della Turrini quegli elementi di novità tanto decantati dalle recensioni al libro fatte dalla stessa Gazzetta di Parma e pubblicizzate anche sul web. SU CONSIDERAZIONI DI DIRITTO PUNTO 5 : I MANOSCRITTI CONSERVATI NELLA BIBLIOTECA ESTENSE DI MODENA E NELL’ARCHIVIO GENERALE DELLE SCUOLE PIE SONO TRE VERSIONI MANOSCRITTE DELLO STESSO DOCUMENTO, QUINDI AFFERMARE CHE LA DOTTORESSA AVREBBE ESCLUSO LA PUBBLICAZIONE DEI MANOSCRITTI CONSERVATI A GALLARATE, DEI QUALI LA DOTTORESSA AVEVA GIA’ CURATO L’EDIZIONE NELLA PROPRIA TESI DI LAUREA, E’ ININFLUENTE PERCHE’ LE VERSIONI UTILIZZATE DALLA TURRINI SONO SEMPRE VERSIONI DEL MEDESIMO DOCUMENTO. Punto 3.2. La dottoressa Pinna contesta quanto affermato dalla Turrini nel punto 3.2, affermando che la Turrini non soltanto si è copiata tutta la trascrizione della Regola di Padre Antonio Magaza fatta dalla dottoressa Pinna, ma da p. 11 a 263 perfino il saggio introduttivo, ricalcando puntualmente il metodo di ricerca e di analisi seguito dalla dott.ssa Pinna nell’elaborazione dei paragrafi il cui titolo ma soprattutto il contenuto sono identici a quanto prodotto nella tesi di laurea il Collegio dei Nobili di Parma. A sostegno di questa asserzione si analizzino a mo’ d’esempio dei capitoli: UN ABBIGLIAMENTO SIGNIFICATIVO: cfr. libro TURRINI Ne “Il giovin signore”, da p. 99 a 111 in Turrini, si parla dell’abbigliamento dei giovani signori convittori del Collegio dei Nobili di Parma. ABBIGLIAMENTO: DA p. 384 a pag. 390 in Pinna, si parla dell’abbigliamento dei giovani signori convittori del Collegio dei Nobili di Parma. Si vuole qui dimostrare che l’intero contenuto e significato del paragrafo Abbigliamento della tesi della dott.ssa Pinna è contenuto nel paragrafo Un abbigliamento significativo e nobile del libro di Turrini. P. 384 CFR. PINNA in paragrafo L’abbigliamento: SI DICE CHE L’ABBIGLIAMENTO VARIAVA A SECONDA DELLE CIRCOSTANZE, E IN CERTE OCCASIONI MONDANE I SIGNORI AVEVANO L’OBBLIGO DI INDOSSARE LA PARRUCCA. P. 98 CFR. TURRINI: SI PARLA DI ADATTAMENTO DELL’ABBIGLIAMENTO ALLE DIVERSE OCCASIONI SOCIALI, E A PAG. 107, TESTUALE da Turrini: Vi erano occasioni della vita collegiale in cui l’abbigliamento diventava un segno specifico di appartenenza cetuale e i convittori dovevano vestire nobilmente: in occasione dell’arrivo della corte o del principe Antonio (Farnese) alla Rocca di sala, quando si giocavano le partite di pallone… In tali momenti era permesso indossare le parrucche… Cfr. Pinna, p. 384: “Nelle occasioni mondane, quando si facevano le partite solenni o quando i Farnese si recavano in visita al Collegio ducale, la loro presenza imponeva un certo tipo di vestiario,ossia i “signori avevano l’obbligo di indossare la parrucca e di vestirsi nobilmente”. p. 303 il duca era solito trascorrere le vacanze nella residenza estiva di sala … in occasione della venuta della corte i collegiali venivano vestiti a festa con parrucca, cappello e guanti… p. 385 cfr. PINNA: LE ZIMARRE E L’USO DI VESTIR DI NERO SENZA SETA. P. 100-101-102 CFR.TURRINI, SULL’USO DEL COLORE NERO E LE ZIMARRE PINNA, p. 385. “Infatti fin dagli inizi Ranuccio I impose ai collegiali di vestir di nero, senza seta e per andar a scuola di coprirsi con le zimarre, che erano specie di soprabiti per l’inverno fatti di panno e per l’estate di tele leggere…” TURRINI: p. 100 Nell’uso prevalente del colore nero anche agli inizi del settecento il collegio…, rimaneva fedele alle prime disposizioni ducali…il vestire dev’esser di color nero e non di seta… le zimarre, che servano quando escano per andare alle scuole… p.98-99-100 cfr. Turrini si parla del “CAMBIO STAGIONALE DEGLI ABITI”, DE “LI VESTITI DA ESTATE, IN PARTICOLARE TABARRI DI PANNO, CAMISOLA, GIUSTACUORE, CALZONI, CALZETTE, CALZONI DA CAVALLERIZZA, SPRONI, CALZETTE NUOVE DI SETA, GIUPPONI, CAMICIE DA NOTTE, BINDELLI, GIUPPONI BIANCHI, VESTITI DI TELA ETC. P. 385-386-387, cfr. Pinna, CAMBIO STAGIONALE DEGLI ABITI”, DE “LI VESTITI DA ESTATE, IN PARTICOLARE TABARRI DI PANNO, CAMISOLA, GIUSTACUORE, CALZONI, CALZETTE, CALZONI DA CAVALLERIZZA, SPRONI, CALZETTE NUOVE DI SETA, GIUPPONI, CAMICIE DA NOTTE, BINDELLI, GIUPPONI BIANCHI, VESTITI DI TELA ETC., ANCHE IN NOTA. PERFINO NEI PARTICOLARI I DUE PARAGRAFI SONO IDENTICI: AD ESEMPIO TURRINI DICE CHE LA BIANCHERIA VENIVA RIPOSTA IN UN CASSETTONE: “la biancheria veniva riposta in un’apposita cassa…”, p.104, e cfr. nota 408: nella cassa della biancheria erano riposti berrettoni e manizze”. Pinna: p. 387, nota 1101 “la biancheria veniva riposta in una cassa assieme alle manizze o guanti di lana e ai berrettoni…” P. 388 cfr. Pinna: in particolari occasioni si abbandonava la sobrietà del nero, si veda a tal propositop. 101. Turrini. Per quanto riguarda la pulizia corrispondenze p. 389 Pinna, p. 111 Turrini, “le calzette nere” “né vanno buttate vie le vecchie, che anzi devono essere aggiustate… p. 388 pinna “… si pretendeva che gli studenti non buttassero via neanche le calze lise che venivano “aggiustate”… pulizia: i camerieri p.111 Turrini: “devono usare tutte le diligenze perché li signori siano puliti e non con calzette e abiti strazzati, … si acconcino, mettano bottoni”. Pinna 389: “non era ammessa la trascuraggine, la trasandatezza e la sporcizia, pertanto raccomandavano alla servitu’ di usare tutte le diligenze, perché li Signori fossero puliti, e non con calzette ed abiti strazzati, … si acconcino, mettano bottoni… In pratica tutto il capitolo in Pinna intitolato abbigliamento è contenuto in abbigliamento significativo della Turrini. Lo stesso dicasi per tutti gli altri paragrafi. Un’attenta analisi non solo dimostra che la dottoressa Turrini ha seguito passo per passo le informazioni studiate, estrapolate ed elaborate da me, spesso usando le stesse terminologie, parola per parola e citazioni identiche. Vediamo un altro paragrafo: Alimentazione, Pinna cfr. da 320 a 382. Si parla dell’ALIMENTAZIONE DEI CONVITTORI DEL COLLEGIO DEI NOBILI DI PARMA Un vitto honorato et nobile Turrini da 112 a 135. Si parla dell’ALIMENTAZIONE DEI CONVITTORI DEL COLLEGIO DEI NOBILI DI PARMA p. 116-117 turrini: “il vino risulta ben presente nella dieta dei signori: a colazione, a pranzo e a cena… il vino bianco era il vino delle feste e dei giorni di vacanza, ma anche nelle sere di digiuno e veniva servito con parsimonia: a ciascuno un bicchiere servito dai camerieri nelle camerate a colazione o posto sulla tavola già nel bicchiere a pranzo e a cena. Del vino nero si tace… ( dal documento di P. Magaza). A collazione vino bianco, e bianco pure a merenda. A pranzo tre antipasti. Uno è il pasticino. Porzione di cappone. Vino nuovo nel bicchiero, nero, nelle caraffe bianco a tutta tavola.chi nol vuole nuovo, avvisa e se li da il solito. Invece dell’offella , si danno castagne sul postpasto. Si da la mostarda. A cena l’offella, vin bianco nelle caraffe. Si beveva vino… secondo un costume diffuso… A pranzo e a cena i convittori erano serviti secondo le loro richieste dai camerieri, che non dovevano far mancare dalla tavola il vino… Pinna p. 320-326 “Fin dalla prima colazione i collegiali non disdegnavano il vino… Il collegio distribuiva ai signori caraffe e bicchieri non solo per l’acqua, ma anche per il vino: (vedi citazioni da Diario…) in particolare p. 326: martedì San Martino 11 novembre 1710 A collazione vino bianco, e bianco pure a merenda. A pranzo tre antipasti. Uno è il pasticino. Porzione di cappone. Vino nuovo nel bicchiero, nero, nelle caraffe bianco a tutta tavola.chi nol vuole nuovo, avvisa e se li da il solito … Invece dell’offella , si danno castagne sul postpasto. Si da la mostarda. A cena l’offella, vin bianco nelle caraffe. p. 324 la dottoressa Pinna specifica che nelle consuetudini dell’epoca il vino era un alimento molto diffuso. E si dice anche “I convittori del collegio dei nobili di Parma bevevano vino nei giorni di vacanza, il martedì,il giovedì e la domenica e anche nei giorni di festa come il Carnevale e le feste di precetto. Sulle consuetudini dell’epoca (cui fa riferimento la Turrini) si continua nelel pagine seguenti.. La dottoressa Turrini ricalca anche i particolari: il vino poteva riscaldarsi, allora parla degli accorgimenti dei camerieri acchè il vino non si riscaldasse e della raccolta della neve che serviva per tenere il vino in fresco, servito con la salvietta (cfr. p. 116 Turrini). Particolare presente anche in Pinna che cita neve e salvietta a p. 320-321. Il vino veniva servito anche durante le rappresentazioni teatrali ai soldati, agli ufficiali, etc. cfr. Pinna p. 326- 328. Lo stesso dicesi in Turrini p. 117.

PARTE SECONDA, ARTICOLI OSCURATI. (CONTINUA)

Passamo agli alimenti e altre bevande: Turrini: p. 118-119-120-121-122-123-124-125-fino a 134 ci sono citati, intervallati da notazioni prese in prestito sempre dalla tesi di laurea della Pinna, tutti gli alimenti che i convittori mangiavano: limone, arancio, porzione di cappone o di pollaria, mostarda, postpasto, frutta, formaggio, la spongata, il marzapane, e il giorno di san martino le castagne, l’offella, confetti o lattemiele, con canoncini, pastizzino, latte cagliato, per la pastizeria, torta, castagnole,pane, pasta nel forno, frittelle,minestra, insalata, mezzo limone, li gambari, pesciolini e funghi, polleria, piccione, butiro passato, polenta, lo zucchero, ricotte, formaggiettepane formaggio, frutti e vino,le castagne a merenda,mostarda,vitello arrosto con la salsa, la ciambella, la spongata, i mostaccioli,il lattemiele, castagne, ciliegie, salame, meloni, fichi, etc.etc. Si veda la tabella p. 369-370-371-372 Pinna, ci sono indicati gli stessi alimenti! Non solo. Analisi pagina per pagina. Pag. 118 la Turrini scrive che l’alimentazione era legata ai ritmi delle attività scolastiche e festività, elenca le festività, segnate puntualmente dalla dottoressa Pinna nelle citazioni tratte dal Diario 1710, ove si cita il Natale, la Quaresima, i giorni di carnevale etc. con l’indicazione precisa di quello che si mangiava e beveva e di come veniva servito. Praticamente le pagine da 118 a 135 della Turrini non sono altro che la ripetizione di ciò che Pinna scrive nel capitolo alimentazione. Per esempio trattamento in quaresima p. 119 Turrini, quaresima p. 379 Pinna, etc.etc. Analizziamo i paragrafi: Salute, malattia e morte, cfr. Turrini, da p. 135 a p. 141. Malattie,incidenti, morti, cfr. Pinna, da p. 310 a p. 319. Si vuole qui dimostrare che il contenuto del paragrafo Malattie, incidenti , morti, è contenuto nel paragrafo Salute, malattia e morte, attraverso semplici esempi pratici che, ad attenta e minuziosa analisi, possono estendersi a tutto il libro della Turrini. Es. p. 137 Turrini: “Don Paolo, forse il factotum del collegio, postosi a letto il 19 maggio 1711, colpito da febbre terzana”. P. 313 Pinna: “Il signor Prainer e don Paolo ebbero la terzana; e un prefetto ebbe la febbre e un collegiale fu colpito dal vaiolo”. P. 76 L’informazione di don Paolo Sacco factotum del collegio non è presente nel Diario, ma è stata desunta da Pinna, vedi Pinna p. 76. p. 140 Turrini: “Secondo le consuetudini raccolte nei diari Settecenteschi, appena “spirato” il collegiale, i compagni erano impegnati in altre orazioni ancora e il collegio scendeva nel silenzio fino alla sepoltura, proibiti la musica e qualsiasi altro strepito. Messe di suffragio venivano fatte celebrare a San Marcellino, parrocchia del collegio e in altre chiese della città. Il signore veniva sepolto a San marcellino, dopo un funerale nel quale erano coinvolti tutti i convittori, che nel pomeriggio seguente la morte accompagnavano la bara in chiesa con torce accese e rosario inmano attraversando alcune vie della città. ”. p. 314 Pinna: “Una volta spirato il giovane, i gesuiti proibiscono ai signori di suonare strumenti musicali e di far chiasso fino alla sepoltura del defunto, imponendo il silenzio in segno di rispetto e di lutto… p. 316 Si addobba pure di nero tutta la Chiesa di San Marcellino… Si fanno dir messe nella stessa chiesa … e se ne fanno celebrare nelle altre chiese, come in San vitale, San Pietro, e nella Steccata… La sera, dopo l’Ave Maria si porta alla sepoltura… tutti recitano la corona o il rosario… li signori seguitano a due a due con le torce accese… p. 317 Viene annotato anche ilpercorso seguito dal corte funebre durante il quale la bara, circondata in ciascuno dei due lati da tre signori, viene portata da tre facchini vestiti di nero, da San Rocco fino alla chiesa del collegio, a San Marcellino…”. P. 140 Turrini, circa la morte di padre Ercole Mattioli: “Nel collegio parmense morì nel 1710 un padre gesuita ultraottantenne padre Ercole Mattioli ricevette l’olio santo sabato 12 luglio 1710 e morì il giorno successivo all’età di 88 anni, accompagnato durante la notte dalle preghiere di raccomandazione dell’anima dei suoi confratelli. Il suo cadavere fu portato in forma privata dopo l’Ave Maria in una cassa nella chiesa di San Rocco cento candele di mezza libbra e quattro torce. Il giorno successivo si cantò l’uffizio da morto per il padre che venne seppellito dopo pranzo… Così nel caso della morte di un maestro degli esercizi cavallereschi gli altri maestri erano tenuti ad accompagnare con torce il morto alla sepoltura…”. P. 318-319 Pinna: “E quanto successe domenica 13 luglio 1710, alla morte di un padre in veneranda età: alle 12… morì il padre Ercole Mattioli in età di 88 anni…Il cadavere del padre Mattioli fu portato in una cassa privata e segretamente, dopo l’Ave Maria, in Chiesa a San Rocco… Dal nostro padre Rettore si mandarono alla Sagrestia di San Rocco 100. candele di mezza libbra e 4. torcie… In occasione della morte diun ministro degli esercizi cavallereschi era il ministro più vecchio di Colelgio ad invitare tutti gli altri ad andare ad accompagnare il morto alla sepoltura con la torcia…”. P. 139-140 Turrini: “Del resto, nelle disposizioni relative a “quando occorre la morte di un signore collegiale” era ben presente l’accompagnamento alla morte del convittore da parte delle camerate, in forma di assistenza al momento del viatico e dell’estrema unzione, ma soprattutto di preghiere, sia in caso del protrarsi e dell’aggravamento del male, sia nel “tempo della raccomandazione dell’anima e vicino a morte”. P. 318-313-314 Pinna: “Nelle annotazioni relative alla morte di un signore collegiale, il diarista dice che il funerale che coinvolgeva tutti i convittori (stessa espressione usata da Turrini a p. 140)… che (p. 313-314) avevano l’obbligo di pregare per il moribondo mattina e sera… Per quando occorre la morte di un signore collegiale. Quando se gli da il viatico e l’estrema unzione… Nel tempo della raccomandazione dell’anima e vicino a morte si manda per le camerate a far pregare per lui, con far dire delle litanie, la Corona, etc… Durante il male, si fa pregare per lui, mattina e sera nell’orazione, cioè delle Camerate e molto più aggravandosi quello…”. P. 138 Turrini, nota 675: “Il 30 luglio 1711 “nel cortiletto cadde un coppo sul capo al signor conte Livio Benvenuti. Fece due ferite non pericolose per particolare grazia di dio”. P. 313 Pinna: “Nel luglio del 1711 un convittore fu ferito nel cortile piccolo del collegio da una tegola che lo colpì sulla testa: “Nel cortiletto cadde un coppo sul capo al Signor Conte Livio Benvenuti. Fece due ferite non pericolose, per particolare grazia di Dio”. P. 138 Turrini: “la vita del collegio di Santa Caterina,convittori egesuiti, non fu in realtà funestata tra il 1710 e il 1711 da particolari o numerosi casi di infermità. Qualche febbre, tre episodi di terzana, i residui di un vaiolo, mal di denti, svenimenti, malori, indisposizioni, alcuni incidenti… Nota 671: il 25 agosto 1710 “si chiamò da Parma e venne il signor Landon per cavare un dente al signor conte d’Attembs secondo”; Nota 675: “Il ferimento di un collegiale da parte di un cervo… Un pallone colpì uno dei giocatori al capo il 30 ottobre 1712”; nota 676: . il 31 agosto 1710 venne Zampolino a cavar sangue al padre Pedrusi. Lo stesso Zampolino andò a Sala Baganza a cavar sangue ad un convittore gettato a terra da un cervo”; nota 678, p. 139: Domenica 9 marzo 1710 “arrivò la signora Contessa Guaschi a vedere il secondo figlio stato male di un occhio e guarito da M. Benedetto in pocchi giorni dopo la inutile cura di altri sei mesi”. P. 313 Pinna: “Per quanto riguarda le malattie il diarista annota che un signore ebbe male ad un occhio; due convittori ebbero uno svenimento, … ebbero la terzana, alcuni studenti e un prefetto ebbero la febbre e un collegiale fu colpito da vaiolo, il conte Attembs dovette farsi estrarre un dente; p. 312 Pinna: “Ma già nel settembre del 1710 si era dovuto chiamare uno Zampolino a cavar sangue al Signor Conte Panizza, gettato in terra da un cervo…”. In pratica perfino le note della Turrini sono copiate dal testo della tesi, e non c’è analisi, commento personale, annotazione o considerazione di sorta che non corrisponda a quanto già scritto da Pinna. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi, centuplicarsi: p. 313 in Pinna: “Alcuni convittori, come precisato nel capitolo dedicato all’alimentazione, si sentirono male a causa di un’intossicazione alimentare causata dal lattemiele”. La Turrini fa eco a p. 131, nota 612: “giovedì 29 maggio 1710 in tavola 3 antipasti, uno de’ quali doveva essere latte, che non riuscì… inoltre non sempre era propizio alla salute dei convittori. Nel diario 1713, infatti, si registra nel giorno di Santa Catterina il venir meno della consuetudine di servire il lattemiele a cena, perché fece male a qualcuno”. p. 106 Turrini, p. 394 Pinna circa la pratica del lavarsi. p. 139 Turrini scrive della presenza in collegio di una spezieria, particolare riferito da Pinna a p. 300. Si potrebbero riempire pagine e pagine con dimostrazioni specifiche che Tutto il lavoro della tesi è stato letteralmente copiato dalla dottoressa Turrini perché è tutto contenuto nel testo della Turrini. Facciamo un altro esempio: Turrini: le oneste ricreazioni (titolo tra l’altro non originale si veda Pinna a p. 193 in cui si dice che i Tre libri dell’educazione cristiana de i figliuoli annoverano anche la musica tre le honeste ricreationi, del resto non c’è niente di originale nel testo della Turrini), cfr. da p. 92 a p. 98 Pinna, giochi, da p. 268 a p. 298 p. 92 Turrini, che non si preoccupa neppure di cambiare le parole: “ Nel chiuso delle camerate i convittori erano incitati a giocare e a prendersi qualche trattenimento, nonché a praticare gli esercizi cavallereschi. Picca, bandiera, erano invece banditi dalle camerate, perché potevano rovinare il pavimento,i quadri, i vetri. I giuochi nuovi dovevano essere autorizzati dai superiori, ma nessun accenno è rimasto nei diari ai soliti giuochi di collegio, ai quali i convittori potevano dedicarsi nei momenti di ricreazione, al di fuori del regolamentato gioco a carte del cucù e del gioco delle noci… ”. p. 269 Pinna: “Si stimolino a giocare, a prendersi qualche trattenimento, a fare li suoi esercizii cavallereschi, … Non possono però introdurre giuochi nuovi senza il consenso de’ Superiori: siccome non si devono proibire li soliti, se non fosse a qualche Camerata in parte per parte motivo… Ma quali sono i soliti giuochi? … segue elenco… I giochi troppo violenti erano proibiti… p. 93 Turrini: la Turrini parla del gioco delle noci e dei giochi di carte, del gioco del cucu: si potevano giocare soltanto tre soldi per volta e parte del ricavato veniva devoluto per consuetudine alle anime del Purgatorio”. p. 293 Pinna: “Si permette il gioco in Collegio per puro trattenimento, o solamente quello del cuccù o fuggifiera, né giorni che si andranno notando. Si giuoca di soli 3 soldi e non più…E’ consuetudine introdotta che, mentre si giuoca, quelli che vincono, fanno qualche limosina alle anime del Purgatorio…”. Sul gioco del cuccù si veda Pinna a p. 292-293 e Turrini p. 92-93-94. Quando si poteva giocare, solo con esplicito permesso, etc. Si dicono le stesse cose, anche parola per parola! Poi si parla del gioco del pallone, del lotto, del gioco delle cuccole, delle noci etc, come si praticano, in che giorni, informazioni identiche, spesso parola per parola!! Un esempio: Turrini pag. 94-95 sul lotto: “permettendo la partecipazione dei signori alle lotterie presenti in città… in tali occasioni si faceva portare in collegio il libro delle grazie, per vedere se vi fossero cose di considerazione. In caso positivo i lottisti andavano in collegio con la cassetta de’ polizzini e venivano accompagnati per le camerate da un prefetto a far estrarre ai convittori, controllati affinchè non spendessero più del dovuto…”. Pinna p. 290: “Essendovi lotto in città, si fa portare il libro delle grazie, per vedere se vi sono cose di considerazione. Giudicandosi di permettere, che li Signori vi mettano, si fanno venire li lotristi con la cassetta de’ polizzini, e si conducono per le camerate con l’assistenza di un prefetto superiore, acciò tutto passi con quiete e li signori non mettano denari più del dovere…”. Le pagine della Pinna, sparse qua e la nel teso della Turrini, sono tutte vergognosamente presenti nel medesimo testo, dalla prima all’ultima riga, nessun particolare escluso! Non c’è nessuna considerazione originale della Turrini che non sia presente nella tesi. Parola per parola, pagina per pagina, si tratta di una mera riproduzione. Tutto il libro della Turrini è ricalcato sulla tesi, non soltanto per la trascrizione del documento di padre Antonio Magaza, ma soprattutto il metodo di analisi è lo stesso, come dimostrano gli esempi suindicati che possono essere estesi a tutto il testo, a tutti i paragrafi (uno dei quali ha pure lo stesso titolo: esercizi cavallereschi). Le citazioni e gli esempi potrebbero moltiplicarsi, pagina per pagina. Le informazioni sono le stesse. Le tabelle e le citazioni sono state ridotte in prosa e utilizzate a piene mani per le informazioni, che sono le stesse, informazioni presentate dalla Turrini come autentiche novità frutto di personale elaborazione e già estrapolate dal documento di Padre Magaza da me. Perfino un profano si accorgerebbe di ciò. Per esempio la tesi trascrive delle parti di Diario (tomo II del documento di Padre Magaza) nelle quali si scrive come veniva serviti a tavola i signori, cosa mangiavano, notazioni relative al postpasto etc. La Turrini utilizza le stesse informazioni senza citare nemmeno una volta la sottoscritta, neppure in nota. Anzi, la malafede si evince dal fatto che la Turrini ha solo “letto il documento”, Soltanto l’introduzione è più ampia avendola essa integrata con i lavori degli studenti di Cremona che a p. 19 ringrazia caldamente. Nel lavoro di copiatura, la Turrini non ha tralasciato il benché minimo particolare, anche per quanto riguarda le curiosità, per esempio sulla conservazione dei cibi oltre che sulla qualità di quello che si mangiava. Tutto è identico, i molti casi anche parola per parola e questo vale per tutti i paragrafi. In pratica tutta la tesi della dottoressa Pinna, è contenuta nel testo della Turrini. Se è vero che non ci sono grafici nel testo della Turrini, è anche vero che i risultati dei grafici della Pinna e delle tabelle, sono stati scritti in prosa, senza un’ideazione grafica, come si è dimostrato per la tabella alimentare della Pinna, p. 369. Mi sembra sufficiente, credo.

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