Superstizione e soprassapere: la sensazione dell’occulto

Sul Romanzo_occulto

http://www.sulromanzo.it/2010/09/superstizione-e-soprassapere-la.html
Occulto e sensazioni

La superstizione fa parte dell’arcaica ed oscura fibra animale dell’uomo. Definire che cosa sia è in realtà più complicato di quanto sembri in apparenza.
L’irrazionale che scaturisce da un fondo oscuro mai sondato, dall’attrazione umana verso le forze occulte? È ignoranza? Ribellione all’esclusivismo della religione? Arroganza di matrice pagana?
Può darsi. Resta comunque il fatto che la superstizione aleggia ovunque, ha resistito alle varie epoche storiche nonostante il progresso della scienza.
Philipp Schmidt in un suo saggio edito da Sugar editore nell’anno 1961 afferma da buon padre gesuita che superstizione è la sostituzione di Dio con un idolo. Esso opera attraverso predizione e magia seduzioni inducenti a malvagità. La vitalità della superstizione viene attribuita ad oscure influenze demoniache.
La volontà di dominare la natura insita in atti magici è per la religione cristiana peccaminosa.
Non solo, la scienza stessa viene messa in discussione.
Scrive Tommaso Da Kempis ne “L’imitazione di Cristo”: «…non la scienza e le arti… ci rendono giusti ed amici di Dio. Il semplice fedele e idiota, che abbia il cuore contrito ed umiliato, piace più a Dio che il maggior filosofo e teologo assai gonfio del suo sapere e poco penetrato dalla cognizione del suo nulla… Non voler soprassapere…»[1].
Non bisogna sapere troppo, «dacché nel sapere si trova gran distrazione ed inganno. Coloro che professano le scienze, hanno caro d’esser tenuti e celebrati per dotti. V’ha molte cose che all’anima poco o niente giova il saperle; e ben pazzo è colui, il quale attende ad altro, che a quanto serve alla propria salute… Quanto più e meglio degli altri tu sai, tanto più rigorosamente ne verrai giudicato. Non ti voler dunque insuperbire di qualunque arte o scienza che tu abbia; ma temi piuttosto delle cognizioni che il Signore ti ha date. Se ti pare di sapere molte cose e d’intenderle assai bene; sappi ancora, esservene molte di più che tu ignori… Vi piaccia Salvator mio, guarirmi da questa avidità di voler tutto sapere …»[2].
Il sapere è concepito come malattia nell’etica distorta di una religione dell’occultamento, dell’annichilimento delle capacità individuali e intelligenza umana.
La paura è quella che Dio possa venire esautorato da un’altra potenza, una forza che si annida in una regione oscura.
L’uomo che sa, che approfondisce lo studio della natura, che indaga con curiosità sui fenomeni fisici cercando un’origine non divina, è peccatore per antonomasia, nemico di Dio e della sua Chiesa che è potere allo stato puro.
Un’operazione di controllo delle coscienze.
D’altra parte c’è chi con la superstizione gioca, inganna e lucra, almanaccando su eventi futuri, vendendo rametti di piante miracolose, magici amuleti, pietre dalle straordinarie virtù terapeutiche, ecc.
Ci si chiede dove sta il giusto mezzo.
La superstizione probabilmente è così longeva non per via di forze demoniache, come sosteneva Schmidt, ma perché l’uomo ha anche una natura animale e possiede un fondo irrazionale che lo spinge verso l’ignoto. Si teme ciò che non si conosce, quindi per affrontare l’inconoscibile, l’oscurità nella regione bestiale dell’uomo, occorre difendersi con ricette e scongiuri, cogliere i segni del destino e saperli interpretare.
Così il ferro di cavallo viene appeso alla porta di case e granai perchè porta fortuna, l’onice diventa una pietra malefica dai poteri neri, ascritta a Saturno, il povero gatto nero, tanto ingiustamente perseguitato nei secoli, è dipinto come foriero di disgrazia, la sinistra è nefasta, i numeri assumono significati simbolici, i sogni rivelano, gli animali avvertono in anticipo se ci sarà tempesta o tempo buono.
Gli alchimisti curvi sui loro alambicchi cercavano la pietra filosofale, si buttavano anima, salvadanaio e corpo nelle loro ricerche. L’arte della trasmutazione dei metalli ha un vago sapore di chimica, di filosofia e di magia.
La superstizione resiste. Il fascino del nero profondo, mai sfumato.
Le cartomanti oggi hanno lunghe unghie artificiali che sbandierano sopra variopinti tarocchi in emittenti televisive locali, i maghi mostrano la partita iva e partecipano in adatto luccicante costume ai talk-show in cui esprimono personalità megalomani e istrioniche. Spesso hanno anche un sito internet dove è possibile acquistare il kit del perfetto mago, pergamene, pentacoli, felicità sotto forma di ninnoli portafortuna, pietre magiche e pendolini per ogni gusto ed esigenza.
La superstizione è diventata spettacolo, commercio.
Non possiamo neanche provare nostalgia per i bei tempi andati, che, alchimisti a parte, sanno di strega bruciata e processi inquisitoriali.
La sensazione dell’occulto, che esiste, dovrebbe essere sentimento privato, da studiare con calma, riflettere, accettare o negare, senza esclusivismi, senza spettacoli di bassa lega che impoveriscono la natura animale dell’uomo, senza lucro, fine che devasta e uccide.
Il termine soprassapere è un fastidioso non-sense, infatti non si finisce mai di imparare, e la curiosità, lungi dall’essere di matrice diabolica, è mater scientiae.
Chi detiene potere sotto qualsiasi forma, ama soltanto la propria cultura, quella degli altri lo infastidisce, perchè rappresenta un pericolo.
La Chiesa nei sincretismi ingloba la superstizione quando non può estirpare una credenza. È una sorta di cautelativa vittoria di Pirro.
Per la cultura la musica cambia, essa non è popolare. La cultura è pericolosa, perché razionale, meditata, forte, ribelle. È sorella dell’intelligenza. E il popolo non può e non dev’essere intelligente. Non deve pensare. In una società di servi e di padroni, chi pensa non può essere assoggettato, è una mina vagante, oggi come ieri.
Avete mai provato a chiedere ad un sacerdote come mai Cristo non si è rivelato prima all’umanità? Come mai ha lasciato tutta la pagana antichità nell’ignoranza del vero Dio?
Il brav’uomo, seriamente indottrinato e nutrito di Bibbia e Vangelo, vi darà una risposta canonica: “Si è rivelato nella pienezza dei tempi”.
Bello, sì, ma in realtà cosa vuol dire?

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[1] L’imitazione di Cristo di Tommaso de Kempis,tipografia Sonzogno e Compagni, Milano, 1817, p.5.

[2] Ibidem, pp. 6,7,8.

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