L’albero-fungo di Plaincourault e di Saint-Savin Sur-Gartempe di Gianluca Toro

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Nella cappella di Sant’Eligio, lato destro dell’abside, stile dell’Alto Poitou della fine del secolo XII, Plaincourault, Francia Centrale, c’è un affresco che rappresenta la Tentazione di Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre. Quando l’immagine venne scoperta fu giudicata “il più antico documento iconografico” rappresentante un fungo.

L’esistenza della Cappella di Plaincourault, eretta dai Cavalieri dell’Ordine di Malta, è attestata dal 1184. Attualmente è in condizioni di degrado e in attesa di un provvidenziale restauro. Molti affreschi appaiono sbiaditi e corrosi dalle deiezioni dei volatili.

L’affresco sull’episodio biblico della Tentazione originaria è tra quelli più interessanti che il tempo ha intaccato di meno. Al centro c’è un albero fungo con quattro ben distinte ramificazioni sempre dalla forma fungina. A destra e a sinistra dello stesso, Adamo ed Eva. Coprono il sesso con degli oggetti circolari di non chiara identificazione.

Samorini, nella sua precisa analisi dell’affresco, ha notato nello spazio tra l’albero, il serpente ed Eva e in quello alla destra di quest’ultima, dodici tratti curvilinei verticali, significativamente assenti nello spazio tra l’albero ed Adamo. Si è ipotizzato che tali tratti siano la rappresentazione grafica delle parole del serpente alla donna.

Invece le quattro linee che dalla base dell’albero giungono fino ai piedi di Adamo ed Eva rappresenterebbero i quattro fiumi del Paradiso Terrestre.

Gianluca Toro nel suo studio: Alberi-fungo e funghi nell’arte cristiana, riprende le originali ipotesi di Samorini circa l’identificazione dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male con l’Amanita muscaria e dunque i significati esoterici ad esso correlati: «Il tronco principale porta una fronda emisferica che ricorda il cappello dell’A. muscaria, o la congenere A. pantherina, per il colore ocra e la presenza di macchie biancastre. Attorno alla parte inferiore del tronco, sono presenti quattro ramificazioni, due per lato, di forma fungina, con i cappelli puntinati di bianco. Simmetricamente, troviamo due fasce laterali che uniscono la parte inferiore della fronda centrale al tronco principale. Potrebbe essere un espediente artistico per evidenziare la tridimensionalità dell’albero oppure, come detto, la rappresentazione del velo dell’A. muscaria. La parte ingrossata al piede del tronco potrebbe essere identificata con la base bulbosa tipica dell’A. muscaria. È rappresentato anche il frutto dell’albero di forma rotonda, in bocca al serpente. In base a queste caratteristiche è stato definito un albero-fungo tipo Plaincourault, in sostanza riconoscibile nelle caratteristiche dell’A. muscaria».

Sostegno a questa ipotesi di Samorini, lo da l’analisi di altri documenti, ad esempio della pittura di un manoscritto alchemico del secolo XV conservato alla Bodleian Library o del bassorilievo delle porte di bronzo della cattedrale di Hildesheim.

L’affresco di Plaincourault fu scoperto da M.J. Rougé. E poi Guéguen presentò la fotografia dell’immagine il 6 ottobre 1910 a una riunione della Société Mycologique de France.

Marchand, professore alla Scuola Superiore di Francia, in una sua lettera indirizzata a Boudier afferma che il frutto dell’albero “ha un aspetto fallico”, «un fungo dal portamento più che bizzarro, arborescente, a ramificazioni multiple, che ripara sotto i suoi ‘parapioggia’ una giovane donna in conversazione con un grande serpente».

Boudier rincalza: «Questo affresco, datato a 600 anni fa, … rappresenta la caduta di Eva… Dunque, è lì quello che può interessare i micologi. L’artista che l’ha fatto, non potendo senza dubbio trovare un albero che avesse allo stesso tempo frutti buoni e cattivi, ha immaginato di farlo come un fungo, e, con l’aiuto della sua immaginazione, ha fatto un albero frondoso attorno a cui si avvolge il serpente. Questo fungo, malgrado i suoi rami immaginari, ha dovuto avere per modello un’Amanita. Il cappello è punteggiato, il gambo bulboso e i rami che sostengono il cappello principale non ancora disteso, devono la loro presenza alla vista dell’anello non ancora interamente distaccato. Il colore scuro del cappello deve far pensare all’A. muscaria… La povera Eva… copre la sua nudità con una foglia. È questa proprio una foglia o un cappello di fungo? In ogni caso, non è una foglia di fico. La posa mi sembra interessante perché l’artista ha rappresentato Eva sofferente di coliche piuttosto che vergognosa, per la maniera con cui ella si tiene il ventre a due mani e serra le gambe…».

Se questa interpretazione fosse corretta, significa che l’artista avrebbe potuto conoscere l’effetto dei funghi tossici, ma non ci sono evidenze per dimostrare questo.

Infatti nella Bibbia la natura del frutto proibito non è specificata e non è affatto scontato che il pittore che dipinse l’affresco intese consapevolmente rappresentare un fungo enteogeno. Non si possono finora valutare i significati sacri ed esoterici che l’artista intendeva rappresentare con la forma fungina.

Si può invece cercare di dare un senso al numero 5. Infatti 5 sono i cappelli dell’albero-fungo di Plaincourault. Il 5 indica la quintessenza, il movimento ascendente, e questo si accorderebbe con la scena della Tentazione in cui la donna depone l’umiltà e, attraverso un’esperienza enteogenica, cerca di raggiungere verità che le sono normalmente precluse. Ma il cinque rappresenta anche realtà decadute, dispari disarmonia nella sua scomponibilità in 3 + 2.

Il pentagramma rovesciato, simbolo del quinario, è indicativo delle forze maligne.

Il tema dei funghi nell’arte cristiana, ancora da indagare, ha dato origine a nuove ipotesi, non sempre accettate dagli studiosi, anche per via di certe “cecità” interpretative dovute a studiosi come Wasson. Si tratta comunque di un campo interessante, anche per le correlazioni micologiche con significati esoterici nascosti.

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