Recensione di Mister Yod non può morire su “Liberi di scrivere”

copertina facciata yod

http://liberidiscrivereblog.wordpress.com/2013/01/26/recensione-di-mister-yod-non-puo-morire-di-maria-antonietta-pinna-la-carmelina-2012/

Ho un ricordo nitido e piuttosto surreale della prima volta che andai a teatro. Ci portò la scuola, un pomeriggio, in un cinema trasformato in teatro a vedere L’uomo dal fiore in bocca di Piarandello. Non so quello che capii allora, ero piuttosto piccola, ma ricordo chiaramente che il protagonista della storia era un uomo che stava morendo, e il poetico termine “fiore” nascondeva la malattia da cui era afflitto. Allora si usava, non so se si usi ancora oggi portare ragazzi così piccoli a teatro, ma almeno per me fu l’inizio di un amore piuttosto profondo per questa arte alla quale ho sempre associato le parole “mistero” e “scoperta”. Non fu l’unica opera teatrale che vidi naturalmente da allora, c’è stato Euripide, Moliere, Goldoni, Shakespeare, Ibsen, Eugene O’Neill, Arthur Miller, il primo per cui decisi di provare a fare critica di un testo teatrale, recensendo o più che altro analizzando Morte di un commesso viaggiatore, e L’orologio americano . Poi sempre a scuola, potei analizzare i testi più classici del teatro dell’assurdo, testi di Samuel Beckett, Aspettando Godot senza dubbio, Harold Pinter, Ionesco, scoprendo che un testo teatrale può anche essere letto e fruito come un’ opera letteraria, separatamente dalla sua rappresentazione scenica per cui è stato creato. La recensione di un testo teatrale, badate bene del testo non della rappresentazione, comunque pone il recensore ad accettare dei limiti e delle vere e proprie restrizioni, superabili solo con la fantasia e l’immaginazione, e data la difficoltà, non spesso ho trovato recensiti classici, figuriamoci testi d’avanguardia di autori contemporanei, fuori dai canali consueti dedicati al teatro. Mister Yod non può morire di Maria Antonietta Pinna rientra a pieno titolo in quest’ultima categoria: è un testo teatrale, in tre atti, con nove personaggi, pubblicato nel 2012 da La Carmelina edizioni con prefazione di Alfonso Postiglione. Ad una prima lettura, non ho potuto fare a meno di avvertire i rimandi ai dialoghi tipici del teatro dell’assurdo, lunghi nonsense filtrati da una visione surreale e quasi parodistica o meglio paradossale della costruzione narrativa pervasa comunque da una concreta razionalità che si poggia su una struttura (un inizio, uno svolgimento e una fine) chiaramente percepibile e consequenziale. La morte di Dio di nietzschiana memoria, concetto non solo teologico ma anche puramente filosofico, è chiaramente percepibile in questo dramma. Dio, riflesso e specchio delle umane necessità (e come non pensare a Voltaire e al suo “Se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo”), si ribella al suo destino pensato immortale, e qui il paradosso si fa assoluto, vuole morire. Prima Yod cerca una via attraverso la sua assillante famiglia, (primo atto) e i consigli sono assurdi, come la sua richiesta, e vanno da uno zabaione con tanto marsala ad un piatto di ostriche. Poi si rivolge alla magia, a Paracelso (atto secondo) in cui si svela la sua immaterialità e infine nel terzo atto abbiamo la risoluzione del dramma quando Don Abbondio ovvero la religione e l’evocato Uomo qualunque con il suo socratico cerca te stesso portano alla catarsi finale.

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