“ll giovin signore in collegio” è un plagio, leggere per credere

onagriasino sedutoil giovin signore

Pagina 312 de Il giovin signore in collegio, Clueb, 2007 a firma Miriam Turrini curatore Gian Paolo Brizzi:

“Diario del Collegio de’ Nobili di Parma

Notizie et avvertenze per l’uso di questo diario

Regolasi il collegio de’ nobili di Parma in ogni anche minima cosa con un metodo stabile, introdotto anticamente fin da’ primi anni del governo del Padre Sirani, da cui si può con verità dire che riconosca tutto il vigore della sua disciplina. Non è, però, che col progresso del tempo secondo la varietà delle circostanze, non sia stato opportuno e necessario, il lasciare alcune, benché poche, delle antiche usanze, e l’introdurne altre nuove, accomodandosi alla condizione de’ tempi. Or come che di queste consuetudini nessuno si è mai preso il pensiero di lasciar memoria in iscritto, havendosene solamente notizia, e praticandosi, per così dire, per traditionem; ed essendo le antiche scritte qua e la in varie pagine, si è stimato giovevole il raccogliere e notare quanto di presente si pratica, acciò serva di regola stabile al collegio e di piena informazione a chi venisse al governo di esso non prattico delle sue consuetudini…”.

Pagina 417 de Il Collegio dei Nobili di Parma agli inizi del Settecento, tesi di laurea depositata in facoltà di lettere più di dieci anni fa, autore Maria Antonietta Pinna:

“Diario del Collegio de’ Nobili di Parma

Notizie et avvertenze per l’uso di questo diario

Regolasi il collegio de’ nobili di Parma in ogni anche minima cosa con un metodo stabile, introdotto anticamente fin da’ primi anni del governo del Padre Sirani, da cui si può con verità dire che riconosca tutto il vigore della sua disciplina. Non è, però, che col progresso del tempo secondo la varietà delle circostanze, non sia stato opportuno e necessario, il lasciare alcune, benché poche, delle antiche usanze, e l’introdurne altre nuove, accomodandosi alla condizione de’ tempi. Or come che di queste consuetudini nessuno si è mai preso il pensiero di lasciar memoria in iscritto, havendosene solamente notizia, e praticandosi, per così dire, per traditionem; ed essendo le antiche scritte qua e la in varie pagine, si è stimato giovevole il raccogliere e notare quanto di presente si pratica, acciò serva di regola stabile al collegio e di piena informazione a chi venisse al governo di esso non prattico delle sue consuetudini…”.

Pagina 435-436 De Il giovin signore in collegio:

“Serie delle operazioni quotidiane

Levare per li giorni di lavoro

Li giorni di scuola il levare per l’ordinario si suona un’ora e mezza prima della prima campana delle scuole basse nè mai si anticipa o tarda senza ordine del padre ministro, che ne avvisa la sera il portinaro, acciò li camerieri lo sappianoper trovarsi la mattina a suo tempo al collegio. Si suona un segno lungo.
Niuno de’ signori prima di questo tempo, né pure ne’ giorni festivi, può levarsi senza espressa licenza particolare o generale del padre ministro, se dorme in camerata de’ padiglioni in compagnia degli altri. E, havendone licenza, deve, primo, la sera avvisarne il prefetto; secondo, non si può levare prima che sia levato il prefetto; terzo, volendo studiare, se non ha lo scanzello in luogo in cui possa esser veduto dal prefetto, deve, finché gl’altri sono in letto, intendersi seco, per andare in luogo patente…”.

Pagina 419 de Il Collegio dei Nobili di Parma, Maria Antonietta Pinna:

“Serie delle operazioni quotidiane

Levare per li giorni di lavoro

Li giorni di scuola il levare per l’ordinario si suona un’ora e mezza prima della prima campana delle scuole basse nè mai si anticipa o tarda senza ordine del padre ministro, che ne avvisa la sera il portinaro, acciò li camerieri lo sappianoper trovarsi la mattina a suo tempo al collegio. Si suona un segno lungo.
Niuno de’ signori prima di questo tempo, né pure ne’ giorni festivi, può levarsi senza espressa licenza particolare o generale del padre ministro, se dorme in camerata de’ padiglioni in compagnia degli altri. E, havendone licenza, deve, primo, la sera avvisarne il prefetto; secondo, non si può levare prima che sia levato il prefetto; terzo, volendo studiare, se non ha lo scanzello in luogo in cui possa esser veduto dal prefetto, deve, finché gl’altri sono in letto, intendersi seco, per andare in luogo patente…”.

In pratica tutto il documento di Padre Antonio Magaza, trascritto più di dieci anni fa nella tesi di Maria Antonietta Pinna (da pag. 417 a pag. 613) è contenuto interamente nel libro della Turrini. Inoltre:
Tesi Pinna: pag. 417-418 corrisponde a pag. 312-313 libro Turrini
Tesi Pinna pag. 419 a 447 corrisponde a: da pag. 435 a 454 libro Turrini.
Tesi Pinna da pag. 448 a 456 corrisponde a: da pag. 267 a pag. 271 libro Turrini
Tesi Pinna pag. 457 corrisponde pag. 456 libro Turrini
Tesi Pinna da pag. 458 a 613 corrisponde a: da pag. 457 a pag. 555 libro Turrini, etc.etc.
Questo per citare soltanto alcuni esempi.

E il professor Gian Paolo Brizzi ha perfino osato dire che si tratta di “documenti diversi”.

Il plagio letterario oggi è un argomento di cui si parla pochissimo.
Perché?
Interrogarsi non è mai negativo.
Per esempio mi interrogo sul fatto che la causa che ho intentato per plagio alla professoressa Miriam Turrini e al professor Paolo Brizzi si terrà a Bologna che è un feudo di Prodi. E guarda caso il professor Tedde dell’Università degli Studi di Sassari ci tenne in una sua mail a precisarmi che la Turrini era la pupilla del professor Prodi, perciò avrei dovuto tacere.
Avvocati e persone competenti mi hanno spiegato che la causa si tiene sempre nel posto dove abita l’accusato.
Il professor Brizzi mi ha denunciato per diffamazione. L’avrei diffamato perché ho detto a tutti che si è copiato per intero la mia tesi di laurea. Bisognava tacere.
Mi denuncia per diffamazione. Io abito a Roma. Ebbene il processo si tiene a Ferrara, luogo di residenza del denunciante, non dell’accusato. Confesso di capirci poco.
La giustizia è un guazzabuglio a quanto pare. Come la nota marca di un famoso spumante, per molti, ma non per tutti.

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