Vecchi santi da Coelho a Calasso, l’inutile ciarpame del déjà vu è duro a morire

scheletro e fiore

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Perché la saggistica demonologica attuale è spesso banale?

Pubblicazioni inutili che non offrono nessuno spunto a nuove ricerche, pubblicazioni che potrebbero tranquillamente anche non essere state scritte, inondano il mercato editoriale, cercando di acchiappare una schiera di lettori ignari. Esatto, ignari è la parola giusta e forse anche un po’ ignoranti, a dirla tutta. Molti di essi infatti ignorano che sull’argomento sono stati versati liquidi mondi d’inchiostro e pianeti, universi infiniti di bla bla a perdifiato. Troppo è stato scritto su inquisizione, processi, amplessi diabolici, riti, miti demoniaci, torture, diavolerie, magie.

Ci si chiede allora se sarebbe auspicabile abbandonare un campo così largamente percorso e calpestato a destra e sinistra, senza esclusione di colpi. La risposta è no, un no deciso e sicuro, efficace e potente. Non esiste infatti niente che sia stato indagato completamente e compiutamente in tutti i suoi lati. Chi cerca trova sempre qualcosa di nuovo. Il problema è che nessuno ha più voglia di cercare.
La verità è che, tra convegni, sporadiche lezioni e impegni politici, i vecchi santi preferiscono riciclare, rinunciando a nuovi appassionanti viaggi.

L’editoria italiana che propone i loro lavori, è pigra, si adagia sugli allori di glorie passate e pubblica opere che ricalcano successi precedenti, senza accorgersi che poi tutto si uniforma, che non si dice niente di nuovo e si cade in una deprimente abulia, anestetizzando schiere di poveri lettori ingenui.

Cambiano le copertine, i colori, ma i contenuti sono sempre gli stessi e questo accade non soltanto per quanto riguarda la saggistica storica e demonologica, ma anche la mitologia e addirittura i romanzi.
Che bisogno avevamo noi miseri fruitori di saggistica impegnata, di un libro come Le nozze di Cadmo e Armonia di tal Roberto Calasso?

Sentivamo davvero la necessità storica di quest’intruglio mitologico ripassato di autocelebrazione rimestata? Di questo riciclato polpettone mitologico?

Il direttore editoriale pubblica se stesso e poi ripropone la salsetta stantìa in varie versioni, economica, da edicola, rigida, morbida, per tutti i gusti e tutte le tasche.

Il sapore di muffa contraffatto dai colori della copertina si avverte sempre, invariabilmente anche nell’edizione “superlusso” da 150 euro, per veri bibliofili affetti da congenito masochismo. Vecchio, inutile, deprimente ciarpame. E che dire de Il Diavolo di Alfonso M. di Nola, le forme la storia, le vicende di Satana e la sua universale e malefica presenza presso tutti i popoli dall’antichità ai nostri giorni?

Il titolo è davvero allettante, la forma editoriale attraente, curata, illustrata sapientemente dall’editore, la carta della prima edizione leggermente colorata, piacevole al tatto. Peccato che questo povero diavoletto vagabondo non abbia da offrire niente di nuovo. Saltella di cultura in cultura e ha nomi diversi, impressionanti e diaboliche funzioni devastanti, ma non lo sapevamo già?

Il libro-collage si risolve in una specie di antologia sulla presenza diabolica in vari contesti storico-culturali, veramente utile per un ripasso, e ben documentato anche, come un libro scolastico, non come un saggio sperimentale, perché tutto è già stato scritto.

Questa purtroppo però è la regola. Il brodino riscaldato va tanto di moda e chi cerca di avere un approccio sperimentale ai problemi viene subito snobbato. L’inconsueto non piace, è pericoloso. L’esperimento bandito.
Perché svegliare i lettori, insegnare loro ad essere più acuti? Lasciamoli dormire. Il business richiede il sonno terapeutico delle masse.

Per i romanzi è anche peggio. Coelho, L’alchimista. Un successo editoriale, una garanzia tradotta in varie lingue del mondo. Lo stile infantile e scorrevole si adatta a masse di lettori abituati alle soap in televisione: «Avvertiva che, un giorno, il Levante gli aveva lasciato sul viso il profumo di quella donna e lui sapeva di amarla fin da allora, ancor prima di sapere della sua esistenza, e che il suo amore per lei gli avrebbe consentito di trovare tutti i tesori del mondo».

Una profondità che fa concorrenza alle peggiori telenovelas sudamericane. E in effetti anche queste sono seguitissime. La letteratura però dovrebbe essere qualcos’altro e dare di più.

Un nuovo autore che si mette in testa di esporre qualcosa di diverso dalla solita minestra è un folle. Inutile non dirlo, già soltanto per “farsi leggere” un autore estraneo agli ambienti accademici, per molti ma non per tutti, un autore che non sgambetta in televisione con denti finti e seni di plastica, ha difficoltà infinite se “non conosce nessuno”.

Il percorso è semplice nel Bel Paese, “conoscere, conoscere, conoscere”, oppure fare il professore universitario o il direttore editoriale o il politico o la velina o nel peggiore dei casi uccidere qualcuno!

Anche i mostri vanno di moda ultimamente e scrivono le loro esperienze con sottoprodotti criminologici che saziano la curiosità morbosa del medio lettore annoiato, lo stesso che legge i rotocalchi e Novella 2000, lo stesso che legge Coelho. Poveri alberi abbattuti e sprecati in nome di avventure alla Beautiful e di una saggistica dell’“è già stato scritto”.
Sarebbe bello che un giorno gli alberi morti si risvegliassero e bussassero alla porta di questi autori del dejà-vu… ma questa è un’altra nuova storia, che non sarà mai pubblicata.

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