“Un’isola di Mistero” di H.P. Blavatsky

blavatskyUn percorso nel mistero dell’Indostan, tra finte streghe, bramini, fakiri e stati di trance.

Siamo nel 1912. La casa editrice Ars Regia pubblica “Un’isola di Mistero, seguito alle avventure di viaggio Dalle caverne e dalle giungle dell’Indostan”.

Il libro, scritto come un romanzo, è un denso resoconto, una scoperta, un’analisi critica su usi e costumi e sulla condizione femminile indiana dei primi del Novecento.

Il destino della donna onesta in Indostan appare amaro ed incredibilmente ingiusto, segnato in genere da una lunga serie di calamità fatali. Più è elevata la sua condizione sociale, maggiore sarà il carico di guai che dovrà affrontare. La ricca donna bramina trascorre la sua vita in un deprimente ozio. Non c’è né passato né futuro per lei, soltanto un noioso presente in cui occorre sperare soltanto che non si abbattano su di lei drammi familiari.

Alla donna nobile tocca comperare il diritto di maritarsi. La scelta del marito avviene naturalmente all’interno della casta alla quale appartengono i suoi genitori. Per trovare un partito degno e conveniente bisogna affrontare enormi spese. Per questo motivo la nascita di una bambina non è salutata con gioia, ma con dolore, specie se i genitori sono poveri. La poveretta deve maritarsi entro i sette o otto anni, infatti una bambina di dieci è considerata una vecchia zitella e diventa il disonore dell’intera famiglia. L’infanticidio in India era di pratica giornaliera ancora agli inizi del secolo XX. I parenti preferivano vedere le loro bambine morte piuttosto che non maritate. L’argomento è di una sconcertante attualità.

L’infanticidio femminile è infatti tuttora praticato. Esistono realtà che ignorano il progresso e i diritti umani in nome di un’atavica tradizione dura a morire.

La condizione della donna in India è simile a quella di un animale domestico. L’uccisione delle bambine è praticata in molte aree ad esempio Rokatigutta Tanda nella zona di Ipavapalli, a Gorigadda Tanda nel K. Samudram e a Nerellagadda Tanda. Non è raro che vengano anche sepolte vive o lasciate morire di fame dai genitori. Non è escluso che sia stata per prima la tribù dei Jadej ad introdurre l’uso di uccidere le bambine.

Madame Blavatsky descrive la complessità delle cerimonie nuziali indiane in cui l’astrologo funge da augure e da notaio, in una realtà permeata di superstizione. Nella ostentata sacralità di riti intricatissimi il Guru fa la parte da padrone.

Il risultato è una descrizione critica e impietosa dei costumi indiani, visti con occhio moderno e disincantato, svelando l’ingenua credulità di fedeli ingannati da asceti e sedicenti veggenti.

La rigidità della divisione in caste appare ridicola agli occhi di una donna moderna e intelligente.

Nessun indù ha diritto di restar celibe, a meno che i genitori non abbiano deciso di consacrarlo fin da piccolo alla vita monastica. La religione impone di avere un figlio che dovrà celebrare dei riti affinché il padre defunto possa poi accedere al Swarga, il Paradiso. Perfino i Brahmacharya che fanno voto di castità, devono adottare dei figli. Tutti gli altri indù devono rimanere sposati e fare vita matrimoniale almeno fino ai 40 anni, dopo i quali, volendo, possono dedicarsi anche all’eremitaggio.

Se un indù ha qualche difetto fisico dovrà maritarsi lo stesso con una donna della sua stessa casta che abbia un difetto fisico diverso dal suo, ad esempio se egli è zoppo, la moglie dovrà essere cieca, etc. Se poi l’indù in questione è “difettoso” ma vuole una moglie perfetta dovrà cercarla in un casta inferiore. In questo caso però i suoi parenti non l’accettano e la poveretta non potrà mai essere ricevuta da nessuno.

È il Guru che combina sempre questi affari matrimoniali.

Soltanto le nautche, danzatrici consacrate agli dei, sanno leggere e scrivere il Sanscrito e conoscono la filosofia e la letteratura oltre che il canto, la danza e la musica. Le donne oneste sono tenute nell’ignoranza in modo che la loro sottomissione sia completa.

Ancora oggi il livello di istruzione delle donne in India è molto basso. E la donna è vista spesso come un peso ed una spesa. Se si ammala viene spesso lasciata a se stessa, nella convinzione che la sua malattia sia un segno della debolezza femminile.

E non è raro che dopo aver fatto un’ecografia e scoperto che aspetta una bambina, una madre venga picchiata nel suo villaggio fino ad avere un aborto.

Stazione di Trastevere, ore 13.30, un giorno caldissimo di agosto.

Una donna indiana carica di pacchetti arriva ad una panchina della stazione, appoggia le buste sulla superficie metallica della panchina e si siede. Dopo un po’ arriva il marito con le mani libere, cammina tranquillo, riposato. Si accosta alla panchina, rimane in piedi soltanto qualche secondo. La moglie si alza con tutti i pacchetti e lo fa sedere rimanendo in piedi al suo posto.

No comment.

http://www.sulromanzo.it/blog/un-isola-di-mistero-di-hp-blavatsky

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