“Thiesi, trobeddos e sonos”, Maria Antonietta Pinna

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http://www.sulromanzo.it/blog/thiesi-trobeddos-e-sonos

Appena sbarcati in Sardegna dal “continente” si sente l’odore del mare. Man mano che si procede per strade tortuose verso l’interno, quell’odore si affievolisce, sostituito dall’eco di certi suoni e colori.

Thiesi è un paese umido del Logudoro Mejlogu, nord della Sardegna, di tradizioni buone e cattive. I colori dei corittos sgargianti e i suoni della processione dedicata alla Madonna di Seunis, le sagre di prodotti tipici locali, sporadiche rappresentazioni teatrali in appositi spazi, fanno parte della tradizione buona. Di questi aspetti si parla nei siti ufficiali del paese e nei libri ad esso dedicati. Il progresso civile di un popolo però non si giudica solo da come esso fa rivivere antigos sonos, ma anche e soprattutto da come gestisce le sue risorse e dalla capacità di promuovere cultura al di là di campanilismi e pregiudizi. Osserviamo super partes la realtà. Le monografie dedicate al paese sono interessanti. Patrono Santa Vittoria, Piazza della Madonna di Seunis, l’importante necropoli di Mandra Antine, numerosi nuraghi, sughereti, distese di lecci, ecc.
C’è anche un sito web dedicato alla festa principale del paese. Facendo riferimento allla sezione La storia potrete leggere la storia della chiesa dedicata alla Madonna di Seunis. L’edificio è stato eretto nel 1600 anche se si ipotizza, dato un rilievo planimetrico, l’esistenza di una probabile costruzione precedente risalente al 1500. Ci sono delle piantine che testimoniano l’evoluzione e l’ingrandimento dell’edificio. La narrazione però si arresta bruscamente al 1951, perché, cito testualmente «gli altri interventi sulla piazza sono così recenti che tutti, anche i più piccoli possono ricordarli». I recenti interventi sulla piazza sono stati devastanti, grazie ad un’antiestetica colata di cemento. Inoltre è stata scavata da una parte, vicino al Santuario della Madonna di Seunis, una specie di vasca quadrata con degli scalini a scendere, completamente cementata e di recente ripulita. L’anacronistica buca, perché di questo si tratta, è servita soltanto come ricettacolo di deiezioni umane e animali. Non è mai stata utilizzata per fini sociali, anche se viene denominata pomposamente “anfiteatro”.
A Thiesi non c’è una biblioteca o meglio c’è ma è chiusa da decenni. Qualche anno fa la sottoscritta ha presentato un progetto per la valorizzazione del patrimonio librario di Thiesi e dintorni coi fondi del POR. Tre interlocutori, Comune, Regione Sardegna e Comunità europea. Il Comune presenta un progetto in Regione per accedere ai fondi della Comunità europea. Il progetto in questione coinvolgeva anche i comuni dei paesi vicini, e la biblioteca del Monastero Benedettino di San Pietro di Sorres, nonché le scuole elementari, medie e superiori per la creazione di un polo bibliotecario multimediale. Un’idea avveniristica. Ho cercato dei collaboratori all’interno del paese, ho affisso annunci. Nessuno si è presentato, inizialmente. Dopo un mese, ecco tre persone che però hanno rinunciato subito. Occorreva infatti fare indagini di mercato e andare a Sassari per ottenere preventivi e autorizzazioni presso uffici. Troppo impegnativo. Ho cercato dei soci esterni. Tre soci con diverse lauree e competenze. L’allora sindaco del paese, Raffaele Mannoni, ci ha invogliato a scrivere il progetto. Egli stesso, vantando aderenze in Regione, ci ha accompagnato a Cagliari negli uffici regionali, presentandoci funzionari che avrebbero potuto approvare l’idea. Si era anche scelto un locale ad hoc per allestire il centro multimediale della nuova biblioteca. Mesi di lavoro. Ma al momento di presentare il progetto il sindaco ha fatto dietrofront per motivi di mero campanilismo. Avrebbe presentato l’idea alla Regione soltanto a condizione di escludere i soci “non thiesini”, facendo partecipare alcune persone di Thiesi, ora interessate, a progetto finito. Sono passati 11 anni. La biblioteca è ancora chiusa. In un post pubblico, nella Pagina ufficiale del Comune di Thiesi su Facebook, qualche thiesino ha risposto in merito. Davide Puggioni in data 16 febbraio 2012: «cazzo ce ne frega della biblioteca, alla fine l’importante è bere! Perché come disse il mio amico Porceddu:un omine kenza inu est un omine mostu1…». E di rimando Ciriaco Coccone, stessa data: «grande Davide, hai pienamente ragione, l’unica cosa sensata!». Il giorno prima, 15 febbraio, Cino Elciso: «un giusto utilizzo di fondi pubblici, magari comunitari, Che bella bibliotecaria! Chie est merda inoghe est merda in Franza2».

Una biblioteca pubblica dovrebbe funzionare coi fondi pubblici a Thiesi come in Francia. E il problema dell’alcolismo in Sardegna è una grave piaga sociale documentata da molti libri e giornali oltre che dal sito della Regione Sardegna da cui cito, testualmente: «particolarmente radicato il fenomeno dell’alcolismo, un quarto della popolazione ha ammesso di essersi ubriacata già dall’età di quindici anni».

Oltre all’alcol un altro forte deterrente al progresso del paese è la diffusa pratica del trobeddu. Molti paesani, uomini e donne, concentrano energie a attenzioni che potrebbero essere impiegate diversamente, a trobeddare. Il trobeddu, la chiacchiera malevola, è il cancro che devasta il sistema sociale non solo di Thiesi ma anche degli altri paesi sardi. Pina Pischedda, 15 febbraio 2012: «Io so tutto di te, pure quanti peli hai nel culo». E se c’è qualcosa che non funziona bisogna tacere perché, come afferma Tiziana Serra sempre nello stesso giorno: «I panni sporchi si lavano in casa!».

Questo tipo di mentalità frena notevolmente lo sviluppo sociale e culturale dell’Isola. Quindi non si può dire neppure che il patrimonio archeologico e paesaggistico dell’area thiesina, tanto decantato da serie monografie e opuscoli pubblicitari, si trova attualmente in stato di completo abbandono. Giuseppe Asdrubale Puggioni sottolinea in data 17 febbraio 2012: «lo scarso senso civico di tanti nostri concittadini, la sciatteria e il settarismo lobbysta per alcuni aspetti hanno impoverito in senso estetico e morale il nostro Paese sino a un recente passato. Ci sono alcuni aspetti veramente “vergognosi” e per cui difficilmente ci si può mettere sulla difensiva, come quello inerente la conservazione, cura e gestione dei notevolissimi e unici siti del nostro patrimonio archeologico e paesaggistico compromesso e disastrato e che invece, se opportunamente gestito e curato sarebbe stato volano dell’economia locale e complessiva dei thiesini. Il sito più devastato è quello di Monte Mesu».

A Thiesi ci sono anche cose che funzionano. La PAM (pubblica assistenza Mejlogu) per esempio. Svolge indispensabili attività di pronto soccorso per i Comuni di Thiesi, Banari, Bessude, Cheremule e Siligo. Onore anche a chi si oppone alla chiusura dell’ospedale di Thiesi. Il sindaco attuale, Gianfranco Soletta, si sta impegnando in tal senso.

Sicuramente la nuova amministrazione saprà darsi da fare, rimediando a tanti errori del passato che hanno provocato sprechi e opere incompiute tipo l’asilo nido. L’edificio, mai terminato, giace abbandonato da circa 20 anni. L’impianto di costruzione di biogas poi è costato 18 miliardi di vecchie lire. Non ha mai funzionato. Fin dal 2006 ne hanno parlato Striscia la Notizia e La Nuova Sardegna in un articolo di Sergio Cuccureddu.

Leggetelo, è interessante, soprattutto se si considera che l’asilo è tuttora abbandonato, monumento al degrado e allo spreco di politici che si sono arricchiti alle spalle del paese.

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